mercoledì 16 maggio 2012










Editore: Zona
Collana: Contemporanea
Genere: Narrativa contemporanea
Rilegatura: Brossura
Pagine: 72
Anno: 2012
Prezzo € 10
Disponibile su: http://www.ibs.it/code/9788864382715/bosoni-marzia/luna-nel-fiume.html http://www.bol.it/libri/La-luna-nel-fiume/Marzia-Bosoni/ea978886438271/

“La luna nel fiume” è da subito intriso di note magiche che scavano nel cuore di chi legge, rivelando con fare delicato la forte maturità letteraria acquisita negli ultimi dieci anni dall’autrice di “Una vita di carta”.

A partire dalla dedica d’apertura, piena di amore profondo nei confronti dei suoi cari,  Marzia Bosoni riesce a catapultare immediatamente il lettore sensibile in quel mondo incantato da lei straordinariamente descritto come lo specchio dell’anima.
Grazie alla profonda empatia trasmessa, questo suo nuovo libro travolge già dalle prime righe, che portano alla luce situazioni che in un modo o nell’altro trovano spazio nel mondo personale di ognuno; situazioni nelle quali, bene o male, ci si può ritrovare, da protagonisti oppure semplici spettatori.
Come con il precedente lavoro, la Bosoni compone sei racconti  che cercano di carpire brevi scorci di esistenza; apparenti risposte ai mille perché dell’intricato cammino della mente in quello che è il lungo viaggio della vita.
Un libro, questo, che vuol’esser letto a cuor sereno al fine di ritrovare subito quella pace interiore che troppo spesso manca a causa dei tanti pensieri, a volte legati a problematiche apparentemente irrisolvibili o di difficile accettazione a causa del frenetico vivere nell’era moderna e che vengono vissute in maniera ossessiva con sfiducia di risoluzione, e che fanno dimenticare il vero senso di una vita che merita di essere portata avanti con serenità, necessitando in realtà di piccole cose, semplici gesti quotidiani che partono dal cuore e, soprattutto, di una fiducia che non ha bisogno di alcun perché. Queste storie, che prendono spunto da fatti reali, aiutano ad entrare nell’ottica della speranza, aiutando a capire come a volte un improvviso cambiamento di percorso durante il proprio viaggio esistenziale possa stravolgere per sempre la visione di quel mondo che fino ad allora era parso l’unico mondo che potesse esistere, aprendo così nuove strade a tutto ciò che fino ad allora veniva considerato semplicemente fuori dalla portata del proprio pensiero.
Ciò che salta subito all’occhio (e spiegato in maniera approfondita dall’autrice stessa) è l’apertura di ogni storia narrata, che inizia sempre con il nome del protagonista proprio a sottolineare il fatto che ognuno di noi è speciale ed importante per quello che è come persona stessa.
Un altro punto a favore di questo già splendido libro viene dalla collaborazione con la professoressa Cinzia Valletta del Liceo Artistico di Ravenna, che ha guidato i suoi alunni nella creazione delle illustrazioni di cui è corredato il volume.
Sei storie da leggere tutte d’un fiato, rivivendo in esse con la stessa passione ed entusiasmo, la commozione e la profonda sensibilità della straordinaria penna che le ha composte. Per chi ha voglia di sentire quel tuffo al cuore ed allo stomaco che prova solo chi è capace di emozionarsi.

Milano - Vicenza

Luca è un ragazzo semplice, che ama sognare ad occhi aperti immaginando di rivivere storie di un passato affascinate; ha un animo buono e gentile, e quando c’è da percorrere cinque ore di treno per arrivare dai suoi amici lontani non ci pensa su due volte e parte. È proprio durante uno dei suoi viaggi che si ritrova a fare i conti con una realtà che, nonostante la sua euforica fantasia, non aveva mai lontanamente immaginato di poter vivere in prima persona.
Vedendo lo sguardo insofferente degli altri viaggiatori nei confronti di un vecchio dall’aspetto umile che cercava in loro solo un semplice sorriso od un buon giorno, Luca si sente addosso tutta la colpa dell’atteggiamento altrui e decide, commosso, di      provare a porre rimedio a tanta omertà d’animo.
Ma, con sua grande sorpresa, accade qualcosa che mai avrebbe immaginato. Quello che di primo impatto gli parve un gesto privo di logica, d’un tratto si palesò a Luca come una grande verità che aspettava solo di essere osservata con occhi capaci di vedere oltre ciò che è di solito invisibile agli occhi di chi ancora non sa  dove guardare.

Poche gocce d’acqua

Giulia è una donna sola da ormai tanti anni e che, dopo aver cresciuto da sola i suoi sei figli, vive in un appartamento nella periferia parmense. Lì, di tanto in tanto riceve la visita dei suoi congiunti; troppo presi dalla loro vita frenetica, loro, notano a fatica i cambiamenti della propria madre, specialmente quelli dell’umore che, giorno dopo giorno, si va a sgretolare irrimediabilmente in uno stato di apatica e indifferente solitudine d‘animo che la spinge ad un isolamento che va a crescere in modo graduale ma costante. In quella casa la donna si sente come chiusa in una gabbia fatta di ricordi lontani, voci fievoli e dolorose nostalgie. Persa nella sua faticosa routine quotidiana, sempre uguale a se stessa e sempre più difficile da ripetersi giorno dopo giorno, Giulia si fa sorprendere da un fatto misterioso che le accade ogni mattina. Nonostante l‘iniziale riluttanza ad accettare per vero quello strano avvenimento, che considera una semplice e strana casualità, poco per volta la donna ritrova in sé una nuova forza, che va a crescere sempre più facendola risentire piena nell‘animo. Si riappropriò, dopo tanto tempo, di una visione del mondo che credeva ormai perduto, lontano da tutto ciò che era diventata nel corso degli anni passati a vivere una vita che pensava fosse ormai giunta al suo culmine, quasi non avesse più senso provare ad affrontare nuove emozioni proprio in ragione del fatto che era ormai certa di non poterne avere di nuove. Perché a volte basta un semplice gesto dimenticato a donare nuova essenza ad una vita che credeva essersi irrimediabilmente spenta per sempre.

Due angeli

Sara è una bambina dolce ed affettuosa che infonde in tutti coloro con i quali entra in contatto un profondo senso d’amore. I suoi genitori, persone buone come la loro figlia, avevano scelto di donare parte del loro amore a due bambini Africani che, felici per la loro famiglia lontana, pregavano sempre per questi, quasi vegliassero sulla loro vita. Quando la piccola rimase vittima di un brutto incidente, la mamma si ricordò una frase che le aveva detto un giorno la responsabile dell’associazione delle adozioni un giorno, ma che all’epoca non ebbe potuto comprendere. Quelle parole così tanto enigmatiche per la sua visione del mondo le restarono impresse, e non riuscì a capirne il vero significato sino a quando, leggendo una preghiera per la sua piccola ferita, una luce le fece vedere il vero senso di quelle poche parole che, nonostante in un primo momento le fossero sembrate uguali a tante altre, alla fine le si mostrarono con tutto il loro più profondo significato, portandola a comprendere ciò che non dovrebbe mai essere scordato.

Il profumo di Dio

 Laura perse la vista ad otto anni e da allora i suoi genitori iniziarono a farle fare ogni sorta di visita medica con la speranza di poter un giorno trovare il modo di guarirla da quella sua condizione di dolorosa oscurità. Quando però si resero conto che nonostante la vista venuta meno, la loro unica figlia aveva trovato il modo di guardare al di là degli occhi grazie alla sensibilità accentuata di tutti gli altri sensi, si misero il cuore in pace dandole la possibilità di riprendere a vivere come tutti gli altri. Laura iniziò ad uscire da sola, memorizzando ogni singolo passo che avrebbe dovuto fare per arrivare a scuola, o per una qualsiasi passeggiata all’aperto. Un suo punto di riferimento importante divenne la Chiesa, dove l’odore intenso della cera che andava a sciogliersi le dava una piacevole ed intensa sensazione di pace e vicinanza alla Madonna, che venerava sentendola accanto a sé per le sue tante pene sopportate. Successe però che, a causa del lavoro del padre, dovette trasferirsi per un anno intero in un altro paese: lì si risentì sperduta, come se avesse nuovamente perso la vista. Ma nuovamente, come già successo in precedenza, riuscì a trovare conforto in una chiesetta indicatale dalla madre, nella quale consolidare il suo legame con la madre divina. Al termine di quell’escursione durata dodici mesi, finalmente nel suo paese, andata a far visita alla sua amica celeste trovò una brutta sorpresa ad attenderla. Provava rabbia, si sentiva incompresa, tradita dal mondo; quell’unico punto di riferimento che le dava quasi l’impressione di riuscire ancora a vedere le era stato negato, le era stata privata un’altra volta la gioia di vedere dove gli altri non potevano arrivare. Persa nella sua disperazione, ciò che non poteva sapere era che qualcuno in realtà la comprendeva bene, e che presto le avrebbe ridato quella luce che tanto le era mancata.

Un ponte tra due mondi

Chiara è una trentaduenne che nella vita ha sempre dato il massimo, qualsiasi cosa facesse. Questo massimo, però, per lei era sempre troppo poco: avrebbe voluto fare di più, fare meglio, e, soprattutto, avrebbe voluto che anche gli altri vedessero quel qualcosa in più che le pulsava nell’anima, e che aspettava solo di venire fuori. In questa fase di tormentata ricerca del senso del suo esistere, Chiara alternava momenti di serenità nei quali era certa che stesse per svelare l’arcano celato, ad altri di profondo sconforto, nei quali vedeva solo un alto muro invalicabile che le avrebbe immancabilmente impedito il prosieguo del suo cammino. Questa sua instancabile ricerca di perfezione la portava al punto di sentire il malessere anche a livello fisico oltre che mentale, impedendole di trovare il coraggio di affrontare qualsiasi relazione sino a che non avesse capito cosa c’era oltre il punto nel quale riusciva a guardare, e che l’avrebbe fatta sentire finalmente libera di svelarsi al mondo in tutta la sua pienezza. Con forte senso autocritico, incerta sull’esito finale, intraprende un viaggio personale attraverso il quale, finalmente, riuscirà a colmare quel doloroso vuoto interiore che le impediva di godere appieno di ogni singolo istante della sua vita, riuscendo finalmente a comprendere che l’unica cosa che le mancava era in realtà nascosta dentro di lei, e che aspettava solo di essere trovata.

L’ultimo segno

Miriam aspettava il treno che l’avrebbe portata dalla sua amica per lo shopping di Natale. Quello che era per lei il periodo più bello dell’anno, questa volta era disturbato da pensieri insistenti che le giravano per la testa da ormai quindici anni, e che cercavano solo di trovare un loro esistere. Aveva ormai da tempo abbandonato la religione, intesa come luogo di culto iconografico e ideologico a se stante, cercando da sola quale che fosse la verità su Dio; qualsiasi forma avesse, qualunque insegnamento avesse voluto dare, al di là di quello che era scritto sulla carta e acclamato da tempo immemore. Cercava un segno che le avrebbe indicato la via giusta, la risposta alle sue mille domande rimaste senza un perché. Sapeva che c’era qualcuno, o qualcosa, più grande di lei che dirigeva e comandava tutto, ma non sapeva di cosa si trattasse; non sapeva cosa avrebbe voluto da lei, e come poteva rendergli grazie, ma soprattutto non sapeva se l’avrebbe mai scoperto, tante erano le strade che avrebbe ancora dovuto percorrere prima di arrivare a destinazione. Ciò che non le faceva perdere la speranza era la certezza ceca che qualcosa ci fosse e che la stesse osservando, dandole ogni volta che sentiva di averne più bisogno piccoli segni della sua presenza. Ma non le bastava, voleva Sapere. Voleva Conoscere. E voleva sapere se Lui esisteva davvero, od era solo il frutto della mente, una scusa usata dall’uomo per accettare le cose che gli accadevano intorno ogni giorno. Proprio quando stava per smettere di lottare, e rinunciare a scoprire ciò che ormai credeva di non poter più riuscire a comprendere, accadde qualcosa che le fece riscoprire un credo ormai affievolitosi dal tempo. E la risposta arrivò, in un modo che mai avrebbe immaginato.

“A Sara, che è stata la mia prima alba

A Simone, che è la luna
A David, che è il sole
Ad Ale, che è il mio mare
E ad Alex, che è sempre con me”

“Tante volte aveva sentito paragonare gli occhi azzurri al color del mare, ma mai il paragone era stato così vicino alla verità e mai più avrebbe utilizzato quell’espressione perché gli occhi del vecchio, quelli sì, erano il mare”


“Sentì il dolore profondo più della pace, il dolore sereno che faceva dolere il cuore: quel mare, quel mare azzurro e puro non era fatto d’acqua, ma di lacrime. E quella pace limpida come l’aria era il dono che il mare di lacrime incessantemente portava a riva”

                                                                               *
“Giulia era sola. Teneva sempre le porte delle camere da letto dei suoi figli chiuse: per risparmiare gas d’inverno e mantenere penombra d’estate, diceva, ma anche per attutire le voci dei ricordi che provenivano da quelle stanze”
                                                                               *                                                                        
“Tutti quelli che conoscevano Sara non potevano fare a meno di amarla; anche quelli che non avevano mai sopportato i bambini, quelli che li trovavano noiosi e tutti uguali, anche loro erano colpiti e innamorati di lei. Brava, educata, sensibile, molto intelligente … i motivi ricorrenti erano questi, ma la verità, forse, era semplicemente un’altra: Sara aveva il dono di suscitare amore
                                                                               *
“L’acustica era strana, in chiesa, ma spesso, dal suono della moneta, riusciva a capire su quale altare fosse stata accesa la candela e quando le sembrava provenire dall’altare della Madonna, sorrideva e pensava «Un’altra luce per te, Maria. E una anche per me»”

                                                                             *

Quando eravamo bambini ci siamo sentiti chiedere spesso “Cosa vuoi fare da grande?”, ma quasi mai “Chi vuoi essere da grande?”
Eppure la vera domanda è quella. Perché siamo noi a decidere chi siamo, nel più profondo senso del termine.
“Aveva perso il conto delle volte in cui aveva creduto di aver raggiunto la pienezza della vita per poi ritrovarsi, dopo un mese o dopo un anno, a riprendere il suo peregrinare, a volte fisico, a volte solo emotivo ed affettivo”

“La solitudine l’aveva sempre spaventata e ferita. Ma la solitudine di stare vicino alle

persone amate e sentirsene separata da un muro invisibile la terrorizzava”
                                                                            *
“Per la prima volta in vita sua guardava il cielo e sentiva nascere una domanda che le provocava un
dolore indicibile: «Ci sei?»”


 Claudia Mameli


Recensione: La luna nel fiume by Caudia Mameli is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.

venerdì 3 febbraio 2012

Recensione: Stralci d'anima, di Simone Guaragno 


Editore: Gruppo Albatros Il Filo
Genere: Poesia
Legatura: Brossura
Pagine: 84
Anno: 2011
Prezzo: €11.50

Nei suoi componimenti l'autore, ragionando su ogni singola parola al fine di creare un'emozione pura e travolgente che tiene il lettore in sospeso tra i suoi versi, utilizza una scrittura semplice e diretta.

La caratteristica che lega tra loro tutte le poesie è l'accostamento della sensazione che viene descritta, agli elementi della natura che, con le loro infinite peculiarità, riconducono allo stato d'animo che ha voluto comunicare.
L'opera si suddivide in tre grandi categorie che segnano il percorso spirituale/emotivo del poeta: ognuna di esse è infatti riferita ad un periodo specifico della vita, nel quale il pensiero e le azioni si evolvono gradualmente.

L’ETÀ INNOCENTE racconta dei sogni e delle difficoltà affrontate nel perseguirli. Si inizia a prendere coscienza di ciò che è realmente il mondo; di ciò che comporta incamminarsi nel sentiero tortuoso e carico di ostacoli, difficili da immaginare, che è la lunga e faticosa strada della vita, da dover percorrere al fine di arrivare ad un punto nel quale sentirsi sazi del proprio essere, soddisfatti di ciò che si è fatto, rammaricati verso ciò che è stato perduto, e carichi di speranza per ciò che ancora dovrà arrivare.


Ne L’ETÀ MATURA l'autore regala un ode all'amore profondo, che inebria l'anima, facendo desiderare di avere accanto, per sempre, la propria metà. Diventa così intensa, travolgente, profusa di note dolci che mai saziano il cuore. Un vero e proprio inno all'amore puro nel quale traspare la gioia del sentimento, che dà la forza di affrontare la vita con passione.


In RIFLESSIONI la poesia dà spazio alla forma narrativa, dove l'autore pone l'accento sui vari aspetti della vita. Leggendo, il lettore è così portato a porsi un unico, ma fondamentale, punto interrogativo su quale sia il vero senso della propria esistenza terrena.


Mameli Claudia



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giovedì 26 gennaio 2012

Recensione: Il silenzio della violenza - E.Thomas 

 

Editore: Pironti
Genere: Donne
Anno: 1989
Pagine 262 - 14x21 - brossura
Prezzo copertina: € 10,33
In librerie MondoLibri e su www.bookweb.it

La storia di Maria, costretta a lottare contro il buco nero del suo cuore.

Violentata dall'adorato padre a soli quindici anni, passerà attraverso l'anoressia ed il senso di colpa nei confronti di sua madre, ignara di tutto. Svuotata di tutte le sue certezze, incapace di trovare risposta al perché di ciò che le era capitato, perderà anche la fiducia nella Chiesa, imbattendosi nell'ipocrisia di un parroco che, a dispetto dell'amore divino,che tutti accoglie e tutti protegge, le dirà, solo: dimentica.
Incompresa, stretta in una morsa di dolore lancinante, troverà sfogo nella scultura e nella pittura, creando opere terrificanti, riflesso del suo io. Si obbligherà ad amare un uomo, dal quale avrà una figlia. Viaggerà in Ciad come missionaria; diverrà una maestra di scuola; imparerà a rapportarsi con le sofferenze altrui e, alla fine, troverà la forza per rompere un silenzio lungo trent'anni.

Eva Thomas parla di sé, della sua storia. Il dolore, ancora troppo forte per poter essere raccontato in prima persona, la induce ad alternare la scrittura diretta con la terza persona, quasi a voler prendere le distanze da quella tragica realtà, che nessuno vorrebbe mai sentire, e ancor meno scrivere.

Un fiume di parole confuso, dai tratti incerti, densi, carico di sentimenti contrastanti; un viaggio tortuoso all'interno dell'incubo, della solitudine, e della voglia di riprendersi la propria voce.

"Un giorno mi dicevo: sarebbe bello poter cambiare la memoria, ma quel che c'è di più terribile nella vita, è che non si può cambiare la memoria"


"Era persa ormai in un deserto nero, silenzioso. Non aveva più un cammino, una voce, si era dissolta, aveva preso il volo, era diventata immateriale. Poteva essere così dopo la morte.

Era senza dubbio già morta"

"Tacere e fare come se niente fosse successo.

Tacere e non cercare di capire.
Tacere per sopravvivere.
Ma ora che ho capito tutti i meccanismi di difesa che ho visto funzionarmi intorno così spesso, non posso più tacere"

Claudia Mameli



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Recensione: Memoria delle mie puttane tristi- Gabriel G. Márquez 


 
Editore: Mondadori
Collana: Scrittori italiani e stranieri
Genere: Romanzi stranieri contemporanei
Anno: 2005
Pagine: 141
Legatura: Rilegato
Prezzo: 14 €
In librerie Mondadori e su www.dooyoo.it

Il protagonista senza nome di questa storia travolgente vive solo, nella casa che fu dei suoi genitori; circondato dal minimo indispensabile per la sua sopravvivenza , tira avanti grazie alla pensione d’insegnante ed a quei quattro soldi che guadagna scrivendo il suo “articoletto domenicale” in una rivista del posto.
Decisamente refrattario ai rapporti seri, è sempre stato un uomo solo, conscio delle sue scarse qualità a livello fisico e, sopratutto, umane.
Quando per il suo novantesimo compleanno deciderà di regalarsi una una notte di passione in compagnia di una giovane vergine, scoprirà, pian piano, che ciò in cui aveva creduto per tutta una vita stava iniziando a perdere di valore.
Ormai vecchio si renderà conto, forse per la prima volta, del significato profondo della parola "amore", che di null'altro ha bisogno se non dell'altra metà della propria anima.

Questo splendido capolavoro del colombiano premio nobel alla letteratura, e narrato senza mezzi termini, cattura il lettore dentro un vortice emotivo nel quale viene travolto da un alternarsi continuo di stati d'animo contrastanti.
La forza pura delle parole in un inno alla speranza:
perché non è mai troppo tardi per scoprire la gioia di quell'amore che dà la forza di continuare a vivere.

"Sotto il sole ardente cominciai a sentire il peso dei miei novant'anni e a contare i minuti che mi mancavano per morire"

"A chi me lo domanda rispondo sempre la verità: le puttane non mi hanno lasciato il tempo per sposarmi"

"Avevo sempre creduto che morire d'amore non fosse altro che licenza poetica. Quel pomeriggio, senza il gatto e senza lei, constatai che non solo era possibile morire, ma che io stesso, vecchio e senza nessuno, stavo morendo d'amore"

Claudia Mameli

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Recensione: La strada che va in città - N.Ginzburg 



LA STRADA CHE VA IN CITTÀ
di Natalia Ginzburg

Editore: Einaudi

Collana: Einaudi tascabili
Genere: Narrativa
Anno: 2000
Pagine: 109
Formato: illustrato
Prezzo: 7.50 €
Disponibile su www.libreriauniversitaria.it

Delia è un'adolescente e vive con la sua famiglia in una casa umile, in un paese di periferia. Con loro c'è anche "Il Nini", un cugino rimasto orfano.

In casa resta poco, e appena può corre in città, dove sogna di sposarsi e fare la bella vita, e magari un amante, così come la sorella maggiore.
È una ragazza fredda, egoista e arrogante; disprezza sua madre, che non considera una donna degna di rispetto; non ha nessuna voglia di rendersi indipendente, e aspetta di poter fare la mantenuta.
Nel frattempo si diverte a frequentare un ragazzo ricco, con il quale inizia uno pseudo amore, pur non considerando in maniera seria i propri sentimenti nei suoi confronti.
Il Nini, che nonostante tutto sembra più coscienzioso, la prende in giro per quello che sta facendo, e la tratta da donna di malcostume, dicendole che non merita nulla, perché è cattiva. Anche se in fondo le vuole molto bene.
Di lì a poco scopre di essere rimasta incinta e, cacciata di casa dal padre, va a vivere da una zia che continua a disprezzarla.
Il suo giovane amante, che non la considera più e non va neanche a trovarla, alla fine decide di sposarla comunque, per pietà.
Delia ha dunque ottenuto ciò che bramava, ma, in cuor suo, ammette che forse avrebbe voluto altro dalla vita.

La prima edizione del libro risale al 1942 e per poterlo pubblicare Natalia è costretta a usare il nome di Alessandra Tornimparte, a causa delle leggi razziali vigenti in quegli anni.

L'autrice palermitana, nata Levi, trascorre l'infanzia e l'adolescenza a Torino, emarginata per via delle sue origini ebraiche. Nel '38 sposa Leone Ginzburg, del quale utilizzerà il cognome nella pubblicazione delle successive opere letterarie con la casa editrice Einaudi, della quale suo marito era collaboratore dal '33. In seguito l'autrice pubblicherà altri fortunati libri, uno dei quali le varrà il premio Strega nel '63.
La sua scrittura, schietta e mai scontata, che non si perde in troppi giri di parole, cattura il lettore comune che si sente a proprio agio nell'avventurarsi tra le sue righe, sentendosi parte del libro stesso.

"Odiavo la nostra casa. Odiavo la minestra verde e amara che mia madre ci metteva davanti ogni sera e odiavo mia madre. Avrei avuto vergogna di lei se l'avessi incontrata in città"


"Rientrai di malumore quella sera e mentre mi spogliavo per mettermi a letto, pensavo che Giulio mi portava in pineta e si divertiva a baciarmi, e intanto il tempo passava senza che mi avesse chiesta ancora. E io ero impaziente di sposarmi. Ma pensavo che dopo sposata volevo essere libera e godermela un mondo"


"Ma forse la sola cosa che volevo era tornare com'ero una volta, mettere il mio vestito celeste e scappare ogni giorno in città, e cercare del Nini e vedere se era innamorato di me, e andare anche con Giulio in pineta ma senza doverlo sposare"


"In chiesa non capii una sola parola di quello che diceva il prete. Morivo di paura che tutt'a un tratto mi venisse male, dal batticuore e dall'odore dell'incenso"


"Del bambino se ne occupava la serva e io dormivo fino a tardi al mattino...Mi alzavo e passeggiavo per la casa in vestaglia, e ammiravo i mobili e le stanze...Ripensavo alla casa di mia madre, con la cacca dei polli dappertutto, con le macchie d'umido sul muro"


Claudia Mameli


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Recensione: La coscienza dell'esistenza - Nicola d'Alfonso





Editore: Lulu
Genere: Scienze
Anno: 2011
Pagine: 73
Lingua: Italiano
Rilegatura: Copertina morbida
Formato: 14.8 x 21.0
Prezzo: 7.30 €
Disponibile su: http://www.lulu.com/

Dio esiste realmente?

Stando alle scoperte dell'autore di questo libro, si; a prescindere da qualsiasi forma religiosa.
In relazione ad un lavoro di ricerca scientifica lungo dieci anni, nel quale si è inoltrato nel mondo misterioso della mente umana con una metodologia scientifica decisamente innovativa e riuscendo così a stilare un modello completo del sistema nervoso che a breve renderà pubblico, ha maturato un'interessantissima teoria secondo la quale Dio non è la classica figura alla quale aggrapparsi come mezzo di rassegnazione alla propria esistenza, ma un vero e proprio essere superiore che ci ha immaginati e ci dirige.
Più precisamente, noi saremmo la proiezione della sua mente, e ciò che viviamo è ciò che lui sente, ciò che viene prodotto dal suo essere Dio.
In pratica nessuno di noi sarebbe reale, così come noi percepiamo la realtà, ma solo un immagine riprodotta come in un sogno, diretta da quell'unico essere superiore che è il creatore visivo di ciò che ci circonda facendoci trovare, così, a rispecchiare ogni lato del suo essere.
Ciò che potrebbe apparire fin troppo visionario alla maggior parte dei lettori, trova ad avvalorarlo una logica rigorosa e lucida che porta a chiedersi ancora una volta: "Ma Dio, esiste sul serio?"
Nicola D'Alfonso si è laureato al politecnico di Milano, in ingegneria elettronica; dopo aver lavorato come programmatore informatico ha deciso di dedicarsi completamente alla ricerca scientifica, sua grande passione, che lo ha portato a dare una spiegazione logica plausibile in risposta ai maggiori temi d'interesse scientifico ancora irrisolti.
"Dio è quell'ente onnipotente, onnisciente e onnipresente che è cosciente di sé stesso e che ha creato e governa l'universo, senza che l'universo gli sia necessario"

Claudia Mameli



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Recensione: Bambina e la fatina computerina - Virginia Defendi 




Editore: Onirica
Collana: Le fantasie
Formato: Brossura
Pagine: 48
Età di lettura consigliata: da 9 anni
Anno: 2010
Prezzo € 7.00
Disponibile su: http://www.bol.it/libri/Bambina-la-fatina-computerina/Virginia-Defendi/ea978889679709/
                        http://www.ibs.it/code/9788896797099/defendi-virginia/bambina-fatina-computerina.html
FAN PAGE: http://www.facebook.com/pages/Bambina-e-la-fatina-computerina/107396902676615
                   http://www.anobii.com/books/Bambina_e_la_fatina_computerina/9788896797099/01ad718d22bd66c259/.
Presentazione libro: www.youtube.com/watch?v=lqvE4_sylHM
                                www.youtube.com/watch?v=PO1DR9YsBDI

Bambina è la figlia della Coppia imperiale di Grigiolandia, un regno cupo e triste nel quale, stando ad un decreto emanato da un Avo Imperiale tanto tempo prima, ai bambini era severamente proibito sognare ad occhi aperti. Pena, la non crescita. Cosa che era capitata a Bambina il giorno del suo dodicesimo compleanno, molti anni prima, quando si mise a sognare al modo in cui avrebbe potuto riportare colore e vitalità al suo triste mondo. Si consolava leggendo, nell'immensa biblioteca imperiale, fiabe incantate. Proprio leggendo l'ultimo libro a sua disposizione, espresse a voce alta il desiderio di poter avere, anch'essa, una dolce fatina ad aiutarla.

In quello stesso istante, al Gran Consiglio delle Fate e dei Maghi nel Mondo Magico, giunse la sua richiesta, così che subito La Fata delle Fate ed il suo stravagante consorte Il Mago dei Maghi, che era solito ripetere la parte finale delle frasi di sua moglie, si organizzarono per poter trovare il modo di aiutare Bambina. La decisione fu quella di consultare il Libro incantato, cosa che provocava un enorme smottamento di polvere, ma assolutamente indispensabile nella ricerca del mago, o della fata, adatto a risolvere il problema del caso.
In questo, però, non era convinta La Fatina Computerina, figlia dei due regnanti, che, essendo la più moderna delle fate (e anche un po' asmatica) insisteva spesso affinché tutti i dati a loro disposizione venissero trasformati in files, facili e comodi da consultare. Ma nessuno la stava mai a sentire.
Sentendosi emotivamente vicina alla giovane terrestre, decide di fare di testa sua e farsi finalmente valere agli occhi dei suoi genitori, prendendosi carico della richiesta d'aiuto di Bambina.
Decisa a mettere a punto la sua missione, La Fatina Computerina scoprirà uno strano segreto che lega il mondo di Bambina allo strano parlare di suo padre; e grazie alla sua perseveranza, ed alla voglia di potersi rendere finalmente utile, questa giovane fata moderna riuscirà a far nuovamente sorridere e sognare tutti i bimbi di quel cupo paese che si trasformò, per la gioia di tutti, nella nuova e fantastica Arcobalenandia.

Una favola moderna, perfettamente in tema con questo giornale on-line,  in  grado di catturare l'attenzione di grandi e piccoli lettori; che fa' sorridere, e riflettere al tempo stesso, su quali siano le cose di cui abbiamo realmente bisogno per essere felici.

Questa prima prova letteraria dell'autrice Lombarda, nata a Bollate ma cresciuta ad Arese, è già un successo del web; la sua pagina facebook è sempre visitatissima, e l'umiltà con la quale la scrittrice si porge al prossimo fa si che entri nel cuore di chi la conosce. Ambiziosa nel suo percorso scolastico, classe 1974, Virginia Defendi nel 2005 si è laureata in Scienze dell’Educazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Lavora presso il C.A.G. (Centro d’Aggregazione Giovanile) del suo paese.
Da sempre accanita lettrice, nella sua infanzia mostrava una predilezione particolare nei confronti di “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”, opera con la quale ha iniziato ad amare il genere letterario.
Il desiderio di poter anch'essa comunicare le proprie emozioni, così come i suoi autori preferiti facevano con lei, la portò a prendere l'unica decisione possibile per la sua realizzazione personale: diventare una scrittrice.
La passione con la quale va avanti nel suo percorso; la convinzione di poter fare sempre di più e sempre meglio, fanno di questa autrice un esempio di tenacia e costanza, dalla quale trarre ispirazione per incrementare la fiducia in se stessi.
Per far si che non si smetta mai di sognare. Neanche quando si diventa grandi.

"Ogni oggetto, animale o persona presente nel piccolo Mondo di Bambina, sempre uguale a se stesso, era grigia..Bambina stessa, era grigia. Dalla testa ai piedi. Non per nulla. Lei avrebbe ereditato Grigiolandia. Si può mai essere felici in piccolo Mondo sempre uguale a se stesso, dove tutto, ma proprio tutto, è grigio?"


"Per un Decreto Imperiale, in vigore da Incommensurabili Generazioni, ai piccoli era severamente proibito Sognare a occhi aperti e realizzare tali sogni"


"Dopo una serie giravolte, qualche rovinosa caduta e una formula magica irripetibile... la Fatina fece incredibilmente apparire un computer"


"«... Perché il computer, se si desidera ardentemente, può diventare uno strumento Magico! Guarda... »

Il computer, infatti, si animò di suoni, luci e di un’immensa vastità di colori"

"Da quel giorno, infatti, tutto mutò: Bambina con una carezza toccava la tastiera e ogni cosa ebbe un colore e un suono...perfino gli adulti! Tanto che gli Imperatori... dovettero, per Decreto Imperiale, cambiare nome al loro Mondo.

Il Nuovo Mondo venne ribattezzato Arcobalenandia. E, soprattutto, venne abolito il primo Decreto Imperiale. A nessun bambino fu più proibito realizzare i sogni"

Claudia Mameli



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