venerdì 3 febbraio 2012

Recensione: Stralci d'anima, di Simone Guaragno 


Editore: Gruppo Albatros Il Filo
Genere: Poesia
Legatura: Brossura
Pagine: 84
Anno: 2011
Prezzo: €11.50

Nei suoi componimenti l'autore, ragionando su ogni singola parola al fine di creare un'emozione pura e travolgente che tiene il lettore in sospeso tra i suoi versi, utilizza una scrittura semplice e diretta.

La caratteristica che lega tra loro tutte le poesie è l'accostamento della sensazione che viene descritta, agli elementi della natura che, con le loro infinite peculiarità, riconducono allo stato d'animo che ha voluto comunicare.
L'opera si suddivide in tre grandi categorie che segnano il percorso spirituale/emotivo del poeta: ognuna di esse è infatti riferita ad un periodo specifico della vita, nel quale il pensiero e le azioni si evolvono gradualmente.

L’ETÀ INNOCENTE racconta dei sogni e delle difficoltà affrontate nel perseguirli. Si inizia a prendere coscienza di ciò che è realmente il mondo; di ciò che comporta incamminarsi nel sentiero tortuoso e carico di ostacoli, difficili da immaginare, che è la lunga e faticosa strada della vita, da dover percorrere al fine di arrivare ad un punto nel quale sentirsi sazi del proprio essere, soddisfatti di ciò che si è fatto, rammaricati verso ciò che è stato perduto, e carichi di speranza per ciò che ancora dovrà arrivare.


Ne L’ETÀ MATURA l'autore regala un ode all'amore profondo, che inebria l'anima, facendo desiderare di avere accanto, per sempre, la propria metà. Diventa così intensa, travolgente, profusa di note dolci che mai saziano il cuore. Un vero e proprio inno all'amore puro nel quale traspare la gioia del sentimento, che dà la forza di affrontare la vita con passione.


In RIFLESSIONI la poesia dà spazio alla forma narrativa, dove l'autore pone l'accento sui vari aspetti della vita. Leggendo, il lettore è così portato a porsi un unico, ma fondamentale, punto interrogativo su quale sia il vero senso della propria esistenza terrena.


Mameli Claudia



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giovedì 26 gennaio 2012

Recensione: Il silenzio della violenza - E.Thomas 

 

Editore: Pironti
Genere: Donne
Anno: 1989
Pagine 262 - 14x21 - brossura
Prezzo copertina: € 10,33
In librerie MondoLibri e su www.bookweb.it

La storia di Maria, costretta a lottare contro il buco nero del suo cuore.

Violentata dall'adorato padre a soli quindici anni, passerà attraverso l'anoressia ed il senso di colpa nei confronti di sua madre, ignara di tutto. Svuotata di tutte le sue certezze, incapace di trovare risposta al perché di ciò che le era capitato, perderà anche la fiducia nella Chiesa, imbattendosi nell'ipocrisia di un parroco che, a dispetto dell'amore divino,che tutti accoglie e tutti protegge, le dirà, solo: dimentica.
Incompresa, stretta in una morsa di dolore lancinante, troverà sfogo nella scultura e nella pittura, creando opere terrificanti, riflesso del suo io. Si obbligherà ad amare un uomo, dal quale avrà una figlia. Viaggerà in Ciad come missionaria; diverrà una maestra di scuola; imparerà a rapportarsi con le sofferenze altrui e, alla fine, troverà la forza per rompere un silenzio lungo trent'anni.

Eva Thomas parla di sé, della sua storia. Il dolore, ancora troppo forte per poter essere raccontato in prima persona, la induce ad alternare la scrittura diretta con la terza persona, quasi a voler prendere le distanze da quella tragica realtà, che nessuno vorrebbe mai sentire, e ancor meno scrivere.

Un fiume di parole confuso, dai tratti incerti, densi, carico di sentimenti contrastanti; un viaggio tortuoso all'interno dell'incubo, della solitudine, e della voglia di riprendersi la propria voce.

"Un giorno mi dicevo: sarebbe bello poter cambiare la memoria, ma quel che c'è di più terribile nella vita, è che non si può cambiare la memoria"


"Era persa ormai in un deserto nero, silenzioso. Non aveva più un cammino, una voce, si era dissolta, aveva preso il volo, era diventata immateriale. Poteva essere così dopo la morte.

Era senza dubbio già morta"

"Tacere e fare come se niente fosse successo.

Tacere e non cercare di capire.
Tacere per sopravvivere.
Ma ora che ho capito tutti i meccanismi di difesa che ho visto funzionarmi intorno così spesso, non posso più tacere"

Claudia Mameli



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Recensione: Memoria delle mie puttane tristi- Gabriel G. Márquez 


 
Editore: Mondadori
Collana: Scrittori italiani e stranieri
Genere: Romanzi stranieri contemporanei
Anno: 2005
Pagine: 141
Legatura: Rilegato
Prezzo: 14 €
In librerie Mondadori e su www.dooyoo.it

Il protagonista senza nome di questa storia travolgente vive solo, nella casa che fu dei suoi genitori; circondato dal minimo indispensabile per la sua sopravvivenza , tira avanti grazie alla pensione d’insegnante ed a quei quattro soldi che guadagna scrivendo il suo “articoletto domenicale” in una rivista del posto.
Decisamente refrattario ai rapporti seri, è sempre stato un uomo solo, conscio delle sue scarse qualità a livello fisico e, sopratutto, umane.
Quando per il suo novantesimo compleanno deciderà di regalarsi una una notte di passione in compagnia di una giovane vergine, scoprirà, pian piano, che ciò in cui aveva creduto per tutta una vita stava iniziando a perdere di valore.
Ormai vecchio si renderà conto, forse per la prima volta, del significato profondo della parola "amore", che di null'altro ha bisogno se non dell'altra metà della propria anima.

Questo splendido capolavoro del colombiano premio nobel alla letteratura, e narrato senza mezzi termini, cattura il lettore dentro un vortice emotivo nel quale viene travolto da un alternarsi continuo di stati d'animo contrastanti.
La forza pura delle parole in un inno alla speranza:
perché non è mai troppo tardi per scoprire la gioia di quell'amore che dà la forza di continuare a vivere.

"Sotto il sole ardente cominciai a sentire il peso dei miei novant'anni e a contare i minuti che mi mancavano per morire"

"A chi me lo domanda rispondo sempre la verità: le puttane non mi hanno lasciato il tempo per sposarmi"

"Avevo sempre creduto che morire d'amore non fosse altro che licenza poetica. Quel pomeriggio, senza il gatto e senza lei, constatai che non solo era possibile morire, ma che io stesso, vecchio e senza nessuno, stavo morendo d'amore"

Claudia Mameli

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Recensione: La strada che va in città - N.Ginzburg 



LA STRADA CHE VA IN CITTÀ
di Natalia Ginzburg

Editore: Einaudi

Collana: Einaudi tascabili
Genere: Narrativa
Anno: 2000
Pagine: 109
Formato: illustrato
Prezzo: 7.50 €
Disponibile su www.libreriauniversitaria.it

Delia è un'adolescente e vive con la sua famiglia in una casa umile, in un paese di periferia. Con loro c'è anche "Il Nini", un cugino rimasto orfano.

In casa resta poco, e appena può corre in città, dove sogna di sposarsi e fare la bella vita, e magari un amante, così come la sorella maggiore.
È una ragazza fredda, egoista e arrogante; disprezza sua madre, che non considera una donna degna di rispetto; non ha nessuna voglia di rendersi indipendente, e aspetta di poter fare la mantenuta.
Nel frattempo si diverte a frequentare un ragazzo ricco, con il quale inizia uno pseudo amore, pur non considerando in maniera seria i propri sentimenti nei suoi confronti.
Il Nini, che nonostante tutto sembra più coscienzioso, la prende in giro per quello che sta facendo, e la tratta da donna di malcostume, dicendole che non merita nulla, perché è cattiva. Anche se in fondo le vuole molto bene.
Di lì a poco scopre di essere rimasta incinta e, cacciata di casa dal padre, va a vivere da una zia che continua a disprezzarla.
Il suo giovane amante, che non la considera più e non va neanche a trovarla, alla fine decide di sposarla comunque, per pietà.
Delia ha dunque ottenuto ciò che bramava, ma, in cuor suo, ammette che forse avrebbe voluto altro dalla vita.

La prima edizione del libro risale al 1942 e per poterlo pubblicare Natalia è costretta a usare il nome di Alessandra Tornimparte, a causa delle leggi razziali vigenti in quegli anni.

L'autrice palermitana, nata Levi, trascorre l'infanzia e l'adolescenza a Torino, emarginata per via delle sue origini ebraiche. Nel '38 sposa Leone Ginzburg, del quale utilizzerà il cognome nella pubblicazione delle successive opere letterarie con la casa editrice Einaudi, della quale suo marito era collaboratore dal '33. In seguito l'autrice pubblicherà altri fortunati libri, uno dei quali le varrà il premio Strega nel '63.
La sua scrittura, schietta e mai scontata, che non si perde in troppi giri di parole, cattura il lettore comune che si sente a proprio agio nell'avventurarsi tra le sue righe, sentendosi parte del libro stesso.

"Odiavo la nostra casa. Odiavo la minestra verde e amara che mia madre ci metteva davanti ogni sera e odiavo mia madre. Avrei avuto vergogna di lei se l'avessi incontrata in città"


"Rientrai di malumore quella sera e mentre mi spogliavo per mettermi a letto, pensavo che Giulio mi portava in pineta e si divertiva a baciarmi, e intanto il tempo passava senza che mi avesse chiesta ancora. E io ero impaziente di sposarmi. Ma pensavo che dopo sposata volevo essere libera e godermela un mondo"


"Ma forse la sola cosa che volevo era tornare com'ero una volta, mettere il mio vestito celeste e scappare ogni giorno in città, e cercare del Nini e vedere se era innamorato di me, e andare anche con Giulio in pineta ma senza doverlo sposare"


"In chiesa non capii una sola parola di quello che diceva il prete. Morivo di paura che tutt'a un tratto mi venisse male, dal batticuore e dall'odore dell'incenso"


"Del bambino se ne occupava la serva e io dormivo fino a tardi al mattino...Mi alzavo e passeggiavo per la casa in vestaglia, e ammiravo i mobili e le stanze...Ripensavo alla casa di mia madre, con la cacca dei polli dappertutto, con le macchie d'umido sul muro"


Claudia Mameli


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Recensione: La coscienza dell'esistenza - Nicola d'Alfonso





Editore: Lulu
Genere: Scienze
Anno: 2011
Pagine: 73
Lingua: Italiano
Rilegatura: Copertina morbida
Formato: 14.8 x 21.0
Prezzo: 7.30 €
Disponibile su: http://www.lulu.com/

Dio esiste realmente?

Stando alle scoperte dell'autore di questo libro, si; a prescindere da qualsiasi forma religiosa.
In relazione ad un lavoro di ricerca scientifica lungo dieci anni, nel quale si è inoltrato nel mondo misterioso della mente umana con una metodologia scientifica decisamente innovativa e riuscendo così a stilare un modello completo del sistema nervoso che a breve renderà pubblico, ha maturato un'interessantissima teoria secondo la quale Dio non è la classica figura alla quale aggrapparsi come mezzo di rassegnazione alla propria esistenza, ma un vero e proprio essere superiore che ci ha immaginati e ci dirige.
Più precisamente, noi saremmo la proiezione della sua mente, e ciò che viviamo è ciò che lui sente, ciò che viene prodotto dal suo essere Dio.
In pratica nessuno di noi sarebbe reale, così come noi percepiamo la realtà, ma solo un immagine riprodotta come in un sogno, diretta da quell'unico essere superiore che è il creatore visivo di ciò che ci circonda facendoci trovare, così, a rispecchiare ogni lato del suo essere.
Ciò che potrebbe apparire fin troppo visionario alla maggior parte dei lettori, trova ad avvalorarlo una logica rigorosa e lucida che porta a chiedersi ancora una volta: "Ma Dio, esiste sul serio?"
Nicola D'Alfonso si è laureato al politecnico di Milano, in ingegneria elettronica; dopo aver lavorato come programmatore informatico ha deciso di dedicarsi completamente alla ricerca scientifica, sua grande passione, che lo ha portato a dare una spiegazione logica plausibile in risposta ai maggiori temi d'interesse scientifico ancora irrisolti.
"Dio è quell'ente onnipotente, onnisciente e onnipresente che è cosciente di sé stesso e che ha creato e governa l'universo, senza che l'universo gli sia necessario"

Claudia Mameli



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Recensione: Bambina e la fatina computerina - Virginia Defendi 




Editore: Onirica
Collana: Le fantasie
Formato: Brossura
Pagine: 48
Età di lettura consigliata: da 9 anni
Anno: 2010
Prezzo € 7.00
Disponibile su: http://www.bol.it/libri/Bambina-la-fatina-computerina/Virginia-Defendi/ea978889679709/
                        http://www.ibs.it/code/9788896797099/defendi-virginia/bambina-fatina-computerina.html
FAN PAGE: http://www.facebook.com/pages/Bambina-e-la-fatina-computerina/107396902676615
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Presentazione libro: www.youtube.com/watch?v=lqvE4_sylHM
                                www.youtube.com/watch?v=PO1DR9YsBDI

Bambina è la figlia della Coppia imperiale di Grigiolandia, un regno cupo e triste nel quale, stando ad un decreto emanato da un Avo Imperiale tanto tempo prima, ai bambini era severamente proibito sognare ad occhi aperti. Pena, la non crescita. Cosa che era capitata a Bambina il giorno del suo dodicesimo compleanno, molti anni prima, quando si mise a sognare al modo in cui avrebbe potuto riportare colore e vitalità al suo triste mondo. Si consolava leggendo, nell'immensa biblioteca imperiale, fiabe incantate. Proprio leggendo l'ultimo libro a sua disposizione, espresse a voce alta il desiderio di poter avere, anch'essa, una dolce fatina ad aiutarla.

In quello stesso istante, al Gran Consiglio delle Fate e dei Maghi nel Mondo Magico, giunse la sua richiesta, così che subito La Fata delle Fate ed il suo stravagante consorte Il Mago dei Maghi, che era solito ripetere la parte finale delle frasi di sua moglie, si organizzarono per poter trovare il modo di aiutare Bambina. La decisione fu quella di consultare il Libro incantato, cosa che provocava un enorme smottamento di polvere, ma assolutamente indispensabile nella ricerca del mago, o della fata, adatto a risolvere il problema del caso.
In questo, però, non era convinta La Fatina Computerina, figlia dei due regnanti, che, essendo la più moderna delle fate (e anche un po' asmatica) insisteva spesso affinché tutti i dati a loro disposizione venissero trasformati in files, facili e comodi da consultare. Ma nessuno la stava mai a sentire.
Sentendosi emotivamente vicina alla giovane terrestre, decide di fare di testa sua e farsi finalmente valere agli occhi dei suoi genitori, prendendosi carico della richiesta d'aiuto di Bambina.
Decisa a mettere a punto la sua missione, La Fatina Computerina scoprirà uno strano segreto che lega il mondo di Bambina allo strano parlare di suo padre; e grazie alla sua perseveranza, ed alla voglia di potersi rendere finalmente utile, questa giovane fata moderna riuscirà a far nuovamente sorridere e sognare tutti i bimbi di quel cupo paese che si trasformò, per la gioia di tutti, nella nuova e fantastica Arcobalenandia.

Una favola moderna, perfettamente in tema con questo giornale on-line,  in  grado di catturare l'attenzione di grandi e piccoli lettori; che fa' sorridere, e riflettere al tempo stesso, su quali siano le cose di cui abbiamo realmente bisogno per essere felici.

Questa prima prova letteraria dell'autrice Lombarda, nata a Bollate ma cresciuta ad Arese, è già un successo del web; la sua pagina facebook è sempre visitatissima, e l'umiltà con la quale la scrittrice si porge al prossimo fa si che entri nel cuore di chi la conosce. Ambiziosa nel suo percorso scolastico, classe 1974, Virginia Defendi nel 2005 si è laureata in Scienze dell’Educazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Lavora presso il C.A.G. (Centro d’Aggregazione Giovanile) del suo paese.
Da sempre accanita lettrice, nella sua infanzia mostrava una predilezione particolare nei confronti di “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”, opera con la quale ha iniziato ad amare il genere letterario.
Il desiderio di poter anch'essa comunicare le proprie emozioni, così come i suoi autori preferiti facevano con lei, la portò a prendere l'unica decisione possibile per la sua realizzazione personale: diventare una scrittrice.
La passione con la quale va avanti nel suo percorso; la convinzione di poter fare sempre di più e sempre meglio, fanno di questa autrice un esempio di tenacia e costanza, dalla quale trarre ispirazione per incrementare la fiducia in se stessi.
Per far si che non si smetta mai di sognare. Neanche quando si diventa grandi.

"Ogni oggetto, animale o persona presente nel piccolo Mondo di Bambina, sempre uguale a se stesso, era grigia..Bambina stessa, era grigia. Dalla testa ai piedi. Non per nulla. Lei avrebbe ereditato Grigiolandia. Si può mai essere felici in piccolo Mondo sempre uguale a se stesso, dove tutto, ma proprio tutto, è grigio?"


"Per un Decreto Imperiale, in vigore da Incommensurabili Generazioni, ai piccoli era severamente proibito Sognare a occhi aperti e realizzare tali sogni"


"Dopo una serie giravolte, qualche rovinosa caduta e una formula magica irripetibile... la Fatina fece incredibilmente apparire un computer"


"«... Perché il computer, se si desidera ardentemente, può diventare uno strumento Magico! Guarda... »

Il computer, infatti, si animò di suoni, luci e di un’immensa vastità di colori"

"Da quel giorno, infatti, tutto mutò: Bambina con una carezza toccava la tastiera e ogni cosa ebbe un colore e un suono...perfino gli adulti! Tanto che gli Imperatori... dovettero, per Decreto Imperiale, cambiare nome al loro Mondo.

Il Nuovo Mondo venne ribattezzato Arcobalenandia. E, soprattutto, venne abolito il primo Decreto Imperiale. A nessun bambino fu più proibito realizzare i sogni"

Claudia Mameli



Recensione: Bambina e la Fatina computerina by Caudia Mameli is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.

 

Recensione: Una vita di carta - Marzia Bosoni 



Editore: Berti
Collana: Narrativa
Genere: Romanzi e Letterature, Romanzi Italiani Contemporanei
Formato: 11,15 x 19
Rilegatura: Brossura
Pagine: 126
Anno: 2003
Prezzo € 7
Disponibile su:http://www.lafeltrinelli.it/products/9788873640219/Una_vita_di_carta/Marzia_Bosoni.html
http://www.bol.it/libri/Una-vita-di-carta/Marzia-Bosoni/ea978887364021/
Fan page: https://www.facebook.com/pages/Una-vita-di-carta/220488374677885?sk=wall

"Una vita di carta" è composto di sei brevi racconti.

Lo scopo di questo libro, ciò che l'autrice vuol mettere in evidenza è il significato profondo del nostro "io", che è ben lontano da tutto ciò che è materiale, plasmato dal volere sempre di più per poterlo mettere in mostra e per far vedere al mondo che noi "possiamo"; che è lontano dalla presunta onniscenza con la quale ci facciamo portatori di saggezza verso il prossimo.
Ciò che emerge da questo libro è che per un attimo, forse, sarebbe meglio fermarsi ad ascoltare il cuore, e non la testa.
Per ritrovare quella libertà spirituale con la quale si apprezza, in tutte le sue più svariate sfumature, la vera essenza della vita stessa.

QUANDO IL MONDO RESTO’ SENZA PAROLE

La giornata si apprestava ad essere come tante già vissute in precedenza, la scuola per i bambini, la riunione del papà... Ma qualcosa quel giorno era diverso: la voce. Le persone non potevano più parlare.
Nei notiziari televisivi si provava a spiegare ciò che stava accadendo, usando testi in sovrimpressione. Nelle strade le persone si riunivano in gruppi cercando di capire se non fossero gli unici ad aver perso le parole. Il panico iniziava a farsi strada, alternato da rabbia e stupore al tempo stesso. Solo i bambini sembravano non risentire di quella strana situazione, anzi ne erano felici, divertiti. E a poco a poco persino gli adulti iniziarono ad apprezzare la cosa.
Come avendo di colpo ritrovato l'udito, il cuore gli si riempì di gioia sentendo lo scorrere di un fiume, la musica di un gruppo etnico in fondo alla strada; non avendo nulla da dire, o meglio, non potendolo fare, si ritrovarono, forse per la prima volta, a vedere realmente ciò che stava loro intorno, sentendolo nel profondo dell'anima. Iniziarono percepire tutto ciò che prima, troppo presi da se stessi, non erano stati in grado di vivere appieno.

IL TAVOLINO VICINO ALLA VETRINA

Quando le apparenze ingannano la mente. La riflessione, frutto di un ignoranza egoistica, di una ragazza che pensa di sapere bene come vanno le cose nel mondo, tra esseri umani tanto diversi tra loro; che dà per scontato tutto, poiché i luoghi comuni dicono che così deve essere.


SOGNI DI MAGNOLIA

Matteo chiede solo di sognare, provando a convincere Silvia, sempre troppo dura, che questa non è una follia, che è invece un modo bellissimo per sorridere e sentirsi felici. Una storia triste e commovente, di sogni infranti distrutti dall'insensibilità di chi, invece di sminuire il nostro entusiasmo, dovrebbe trasmetterci il coraggio per realizzare i nostri desideri. Stupendo racconto, che fa riflettere e mettere una mano sul cuore.

PIEDICOLLE

Per tutta la vita Giordano si è dedicato anima e corpo al suo lavoro di manager di una grossa azienda, privandosi di una famiglia propria, ma conservando il desiderio di poter, un giorno, tornare nel suo paese natio.
Giunto ormai a settant'anni, ritenuto elemento scomodo dai nuovi membri della società, con un finto premio di merito venne rispedito, finalmente, nella sua terra d'origine.
Appena arrivato gli parve che nulla fosse cambiato di quel suo mondo d'altri tempi, fatto di case di pietra e strade di terra che contava quattrocento anime; ma ben presto si rese conto che in effetti qualcosa di diverso c'era: lui stesso. Si sentiva un forestiero in casa sua, e nemmeno la grande festa dell'uva in ottobre riuscì a farlo sentire parte della comunità, che ancora lo guardava con sospetto. Iniziò a sentirsi un estraneo in casa sua e, per la prima volta, ebbe chiaro il significato della parola solitudine. L'inerzia con la quale era costretto a passare le sue giornate lo tormentava; voleva poter fare qualcosa, ma non sapeva cosa.
Fino a quando non incontrò Roberto, che gli insegnò quanto può essere bello parlare con i fiori. Capì che i vecchi del posto non camminavano lenti e curvi su se stessi per colpa dell'età, ma per poter ammirare ogni singolo sasso di quel loro paradiso sulla terra. Finalmente riportato alla vita, quella che vale la pena assaporare in ogni suo ingrediente, capì che non era più solo; capì che, come la terra, anche l'anima va nutrita affinché possa essere in grado di produrre buoni frutti.

CHI SEI?

A sei anni Giada si chiede spesso cosa sia l'ombra scura riflessa negli occhi degli adulti: la spiegazione le viene data da un amico che vede solo lei, che le farà capire di come i soli che brillano in ognuno di noi, debbano riuscire ad essere sempre luminosi, senza farsi oscurare da alte mura di finzione.

IL SANTO DI CARTA

Dopo un grave lutto Cesare scopre per la prima volta la fede in Dio. Ritrovandosi tra le mani una vecchia Bibbia donatagli dalla nonna materna, prima che morisse, inizierà a dedicarsi alle sacre scritture cercando di essere sempre un bravo cristiano, e divulgando la parola del Signore. Alla sua morte tutto il pese piangerà la sua scomparsa, vedendolo già sulla porta del paradiso, ma... Cesare si troverà di fronte un'altra situazione alquanto inaspettata.

"I grandi sono fatti così: stanno sempre a preoccuparsi di cosa la gente potrebbe pensare se per un attimo non si

comportassero esattamente come il loro ruolo esige"

"Guardiamo la vita. E non la vediamo affatto. Perché in realtà, ciò che vediamo è la nostra personalissima ricostruzione, dove tutto ha un senso ed ognuno è al suo posto"


Abbiamo il potere di dare la luce o sommergere di oscurità, d’insegnare a volare o di costringere a strisciare. Basta una nostra parola, un gesto soltanto per portare un raggio di sole nella vita di chi ci sta accanto.

"Che idea – commentò lei preparandogli una camomilla – colorare il cielo. Di notte, poi. E chi vuoi che lo guardi il tuo cielo di notte? (...) A mano a mano che Silvia parlava le mille costellazioni negli occhi del bambino si erano spente una dopo l’altra. Succedeva sempre così"

"Non rammentava che il vento potesse essere così spietato e non aveva mai sentito parlare di un vento così tagliente da infilarsi fin nelle pieghe dell’anima (...) Anche Giordano aveva il suo camino, più bello e grande di quello di qualunque altra casa di Piedicolle, ma davanti a quel caminetto disegnato e realizzato da un architetto di città, non c’era mai nessuno (...) Si sedette sulla panca che aveva costruito con l’aiuto di Roberto e dove loro due solevano sedersi per discutere del giardino o per rimanere in silenzio ad ascoltare la pioggia che cadeva, e ringraziò Dio, forse per la prima volta da quando aveva smesso di andare al catechismo, per il dono d’amicizia che aveva ricevuto"


Un regno diviso al suo interno è un regno destinato a crollare. E noi siamo questo regno. Dobbiamo recuperare la nostra unità. Dobbiamo smettere di vivere come se fossimo un puzzle e recuperare il quadro completo.

"E puoi vagare senza meta per tutta la vita senza più ritrovare tutto te stesso, ma solo brandelli dietro questo o quel muro mentre i tuoi occhi velati rivelano che Tu sei altrove. Ma il solo modo per ritrovarti tutto intero e cacciare le ombre dai tuoi occhi è abbattere ogni muro e tornare a risplendere in ogni cosa che fai e che dici”

"Alla sua morte, Cesare strinse forte a sé la sua vecchia e consunta Bibbia e s’incamminò umile e sereno lungo il corridoio luminoso che risuonava di musiche mai sentite. Ma alla fine del tunnel non si trovò ai cancelli del Paradiso, bensì in una grande stanza con le pareti fatte di cielo: davanti a lui vi era solo una magnifica porta sormontata da una bilancia dorata e attorno molte persone sembravano essere in attesa (...) Cesare si trovò così a fianco di un giovane uomo dai fieri lineamenti arabi. Anche le sue vesti non lasciavano dubbi e il libro che il giovane stringeva forte a sé era proprio il Corano (...) Quando l’angelo preposto a tenere in ordine la grande Sala delle Udienze passò, più tardi, a terra trovò soltanto due vecchi libri inutili…"


Ispirata come tanti, dai testi letterari del padre gesuita Anthony de Mello, la giovane autrice Piacentina all'età di trent'anni ha pubblicato nel 2003 il suo primo libro, a seguito del quale sta programmando la pubblicazione de "La luna nel fiume". Diplomata come Perito Aziendale e Corrispondente in Lingue Estere, ha lavorato per 15 anni come interprete e traduttrice. Appassionata di erbe e piante, prepara da sola le sue tisane preferite e nel tempo libero si diletta nell'arte del découpage, ma più di tutto ama prendersi cura dei suoi tre figli.


Claudia Mameli




Recensione: Una vita di carta by Caudia Mameli is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.