mercoledì 9 luglio 2014

L'uomo nero, di Marco Ernst




Casa editrice: MAR.E edizioni
Genere: Thriller psicologico 
Anno: 2014
Pagine: 134
Formato: Economico
Prezzo: 10
Disponibile su: https://www.facebook.com/marco.ernst.359?fref=ts http://marcoernst.wordpress.com/category/romanzo-giallo/

 L'introduzione alla storia rende chiara l'idea di quello che sarà il tema trattato; una ninna nanna, dolce e terribile allo stesso momento, che racchiude tutto e niente. Inquietante e travolgente, riprende un argomento che troppo spesso non viene affrontato per pura inerzia d'espressione.

 In una piccola cittadina, dove tutti sanno tutto di tutti, un gruppo di bambini con ancora tanti sogni in testa, si avventura per sfida in quello che è il più terribile incubo da vivere: l'incontro con l'uomo nero! Tra oscure sparizioni ed inspiegabili ritrovamenti, avvolti nel mistero di una tetra casa, abitata da ancor più tetri esemplari di razza umana, emergono in silenzio un maestro di scuola elementare ed il parroco del paese, entrambi vittime del loro segreto passato. Insieme si ritroveranno a dover contrastare il mostro che, in maniera subdola e inconsapevole agli occhi delle loro vittime, violerà per sempre quel grande patrimonio dall'inestimabile valore che è l'innocenza infantile; li priverà di quel pezzo di esistenza che li rende unici nel mondo, diversi dagli adulti che, ormai, non hanno più occhi per sognare fiabe.
 Il mostro, quell'angolo oscuro della mente umana, che vive sotto le mentite spoglie di un essere immondo, del quale non si comprende il perché della propria esistenza.

 L'autore bergamasco, già conosciuto al pubblico grazie ad altri due romanzi editi da "Greco & Greco", si dedica alla scrittura in maniera assidua dal 2002.
Racconti, riflessioni e aneddoti gli hanno dato la possibilità di pubblicare in proprio oltre 22 libri e partecipare a numerosi concorsi letterari, piazzandosi sempre tra i primi posti.
 Molto apprezzato anche in rete, grazie alla naturale versatilità di narrazione, gestisce un blog nel quale sono inserite varie opere; e possiede un profilo fb che gli permette di rimanere sempre in contatto con i suoi lettori e colleghi di penna.



"I bambini non sono dei piccoli di adulto: i bambini sono una razza a se stante"

"Poi l'uomo nero spalanca il proprio mantello, quello che assorbe la luce e crea le tenebre e sotto non è vestito e non è nudo: è il nulla è il buio che divora ogni cosa e si avvicina e avvolge il bambino con il suo manto nero."

"Evidentemente lo scopo di chi ha rubato loro l'innocenza, non era fare sì che non l'avessero più loro, ma impossessarsene lui, o lei o di qualunque genere o sesso sia la cosa, la creatura che ha fatto ciò."

Claudia Mameli



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Recensione: L'uomo nero diClaudia Mameli è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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mercoledì 28 maggio 2014

Il diavolo e la rossumata, Sveva Casati Modignani

                                          
Editore: Mondadori
Genere: Autobiografico
Anno: 2012
Pagine: 171
Lingua: Italiano
Rilegatura: Brossura
Prezzo: € 13,52
Disponibile su: http://www.amazon.it/diavolo-rossumata-Sveva-Casati-Modignani/dp/8837089848
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 In un periodo nel quale la guerra non ha ancora un suo perché, dove le regole vanno rispettate e l'ingenuità non sempre è capita dagli adulti, agli occhi di una bimba di appena cinque anni il mondo appare come un universo da scoprire, tra il vai e vieni dalla casa padronale su a Milano ad un umile cascina a Trezzano sul Naviglio.

Pur attraversando un difficile 1943, la famiglia Modignani cerca di conservare intatte le abitudini quotidiane, trovando sollievo dal contesto generale grazie ad una tavola imbandita a gran festa, seppur con piatti semplici resi il più possibile appetibili.
Tutti i tredici episodi sono infatti narrati tenendo come punto di partenza e arrivo, una delle "specialità" consumate in famiglia.
 In quegli anni il cibo scarseggiava, e non sempre la qualità era eccellente; ma,  dato che i soldi erano pochi e i costi erano alti, nulla veniva buttato e tutto si riciclava creando ricette particolari adatte ad ogni occasione.
Nonostante la palese povertà dell'epoca, l'apparenza continuava ad essere molto importante nel modo in cui ci si voleva porre agli altri: non era di buon gusto mostrare i propri limiti e, facendo finta che tutto continuasse ad andare per il verso giusto, si ostentavano i propri acquisti di sete e tessuti preziosi effettuai negli empori più alla moda; anche le cure mediche (se i santi venerati in maniera continua non avevano tempo per loro) si facevano solo in cliniche private.
E più di ogni altra cosa le regole: il rispetto di esse, sempre e comunque.
Nata con spirito ribelle e con un'immensa curiosità, razionale e furba allo stesso tempo, la giovane Sveva spesso fustigata nel tentativo di poter essere raddrizzata, in quanto non si comportava da vera dama, ma era in realtà una piccola peste con in corpo un'energia esplosiva che veniva confusa con i sintomi di una possessione "demoniaca". All'epoca si credeva molto a Santi e diavoli, e per ogni occasione esisteva un detto popolare che non mancava mai di essere tragicamente recitato.
Per sua madre, lei era il ramo storto che non si sarebbe mai raddrizzato, e fino a grande non riuscì ad avere con lei quel rapporto invidiava fra altre madri e figlie; in compenso, nonostante la maggiore severità, sua nonna riuscì a darle tutto l'amore che voleva da bambina: nonostante la facesse disperare!

L'autrice milanese da oltre dieci milioni di copie vendute nel mondo, grazie  ai suoi 27 romanzi scritti a partire dal 1981, affascina i suoi lettori grazie alla scorrevolezza delle sue parole; mai troppo pesante, si legge tutta d'un fiato fino all'ultima pagina anche grazie alla semplicità con la quale si mostra al pubblico, senza usare mai termini troppo costruiti.
 In questo libro, che è una breve panoramica della sua infanzia, fa sentire chi assapora le sue parole quasi come a casa propria, rivedendosi nell'umiltà di quegli anni che, anche oggi, in alcune zone d'Italia continua a fare da padrona, per colpa di un sistema che non da' spazio alla crescita reale, ma che comunque non toglie la speranza di trovare presto un mondo migliore.



"All'epoca non avevo ancora sei anni. Eravamo a Milano, la guerra volgeva alla fine e, come una belva ferita a morte, sventagliava la sua coda colpendo il mondo all'impazzata."


" A casa nostra il vino era una costante e mi veniva somministrato anche come farmaco. (...) Quand'ero ormai ragazza, di fronte alle mie ribellioni sconsiderate, la mamma urlava: «Sei una deficiente!» (...) replicavo: «E ti stupisci? Pensa a tutto l'alcol che mi hai fatto bere da bambina»."


"Quella sera, trovai squisito il solito minestrone di verdure e una frittata di un bel giallo dorato con striature verdi, che aveva un profumo delizioso. Era fatta con le punte delle ortiche che raccoglievo nei campi"

"Ricordo un periodo in cui il cibo scarseggiava in tutte le case, e mangiavamo la carne bovina soltanto quando il papà riusciva a trovarla alla borsa nera."

"Il calesse, guidato dallo zio Ettore, filava via lungo la strada sterrata. Il vento mi veniva incontro e mi solleticava il viso, e gli zoccoli del cavallo imprimevano un ritmo di danza alla fuga verso il paese. Ero felice."

"In quegli anni non conoscevamo le classificazioni tra parmigiano reggiano, grana padano o trentino, né esistevano i marchi DOC e DOP. C'era il formaggio grana. Punto."

"Per nutrirmi era riuscita a trovare un cervello di vitello e lo aveva impanato e fritto nel burro. La mangiai davvero tutta quella roba rivoltante, soffocando lacrime e conati di vomito"

"Più avanti nel tempo trovai meravigliosa la maestra che mi insegnava a leggere e scrivere, meravigliosi la mia prima gita sul lago di Como, il gusto e il profumo della prima banana, o degli asparagi che non conoscevo e che la mamma con l'uovo al burro e un'abbondante spolverata di grana grattugiato."



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sabato 17 maggio 2014

Vivendo




  L'aria che respiro è solo un mezzo per stare in piedi:
in realtà io vivo di sogni che prendono corpo sulla carta.

 Uno scrittore non ha schemi, linee e conti da far quadrare 
in una lavagna per gli appunti:
lui ha una storia nel cuore che dalla testa passa alla mano 
per poter essere incisa per sempre sulla carta
con gocce d'inchiostro trasudate dalla propria pelle.

  L'età è solo una teoria trascritta su fogli senza vita,
in realtà siamo ciò che sta nella testa e nel cuore.

 Nella vita non conta il risultato ottenuto,

è più importante l'impegno dato per giungere alla meta.

 Ognuno è libero di credere a ciò che vuole,

l'importante è rispettare il pensiero altrui.

 Non sta scritto da nessuna parte chi ha ragione e chi ha torto,

ognuno vede il mondo con i colori che più gli piacciono.

 La gente parla, senza cognizione di causa,
di ciò che non conosce a fondo, per il solo gusto di aprire bocca,
e inventa, immaginando di sapere ciò che non vede;
presumendo quel che non sente,
certa di conoscere fino in fondo cose che non hanno prove.

 Sottovoce si dicono tante parole venute
fuori da un sacco dentro il quale ognuno infila qualsiasi cosa,
ma la vita è una, ed appartiene solo a chi la vive realmente,
e solo di questi è la conoscenza profonda
di ciò che è stato e di quello che un domani sarà.


 Non chiamatemi così:

di Signora ne esiste una sola
e di certo non cammina più su questa terra.

 I bambini hanno il diritto di credere che al mondo

esista ancora qualcosa di buono per la quale
valga ancora la pena sognare la notte.



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Vivendo diClaudia Mameli è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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venerdì 16 maggio 2014

 Tra cuore e corpo


                                     

 È passata una vita da quando ci siamo visti e amati per la prima volta 
ma dopotutto lo spazio ed il tempo sono solo una teoria per chi non crede 
che esista qualcosa che sconvolga talmente l'anima, così da poter durare in eterno.

 Può veramente bastare un solo e semplice sguardo per legare in eterno due persone,
che non sanno nulla l'una dell'altra, e nonostante il mondo continui a modificarsi 
a prescindere da loro.

 Mi sono persa nei tuoi occhi nell'istante esatto nel quale
una nuova luce ti ha mostrato ai miei occhi.

 Credevo che esistesse una sola stessa capace d'illuminare d'immenso il mondo:
con te ne ho trovata un'altra.

 Ho sentito il profumo del mare ed ho desiderato tuffarmi in un bagno di emozioni.

 Se ami veramente una persona, non lasciarla fuggire
per paura degli ostacoli che incontrerete durante il percorso
ma abbi il coraggio di affrontare con lei ogni salita
per poter gioire quando insieme taglierete il traguardo dell'amore.

 Sentivo il bisogno di amarti per ricevere lo stesso sentimento,
in realtà, ho poi scoperto che cercavo solo la morte.

 Non farò in tempo a fuggire da questa vita
poiché essa mi è stata tolta quando è nato il nostro amore.

 Nel momento in cui ti renderai conto del dolore che ho patito a causa tua
sarà troppo tardi, poiché non avrai più nessuno al quale chiedere scusa.

 Guardo le nubi, in alto nel cielo immenso ed ho come la sensazione di vedere
grandi onde minacciose che si rincorrono tra loro nell'infinità del mare
con la sola speranza di scorgere, in lontananza, un flebile raggio di luce
che le riconduca in fretta nell'iridescenza infuocata della rinascita.

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mercoledì 14 maggio 2014


Per Nonno Marco

  
Dipingerai i tuoi sogni tra gli angeli del cielo
 la mente ormai serena sul corpo solo un velo.
Si rievoca il pensiero al tempo già passato
 s'innalza la memoria per quello che ci hai dato.
Di giochi risa e canti fu fatta la tua vita 
 nel pianto e nel dolore la triste dipartita
 che ha colto chi ti ha amato, nel giorno inaspettato.
Lasciando echi lontani, colori tra le mani
 per scherzo del destino solo una consolazione.
Rimangon ancora intatti i ricordi del bambino
 poco prima di partire per un'altra esplorazione.





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sabato 2 novembre 2013

Una pausa lunga un anno



 C'era un periodo nel quale, guardando un foglio bianco, d'istinto la penna finiva tra le mie dita per andare a riempire quegli spazi vuoti che m'ispiravano storie ormai già vissute da tempo nella mia testa.                                      
 Ora, nonostante il cuore mi scoppi nel petto alla sola idea di tornare a far viaggiare le parole,facendo loro percorrere strade infinite, non riesco più a trovare quel punto d'incontro tra carta e inchiostro.                                             
 Prima, nella penombra di una stanza vuota, chiudevo gli occhi e sognavo il mare senendone il profumo ed il frangersi delle onde sugli scogli in lontananza; seduta, sotto i piedi e tra le dita delle mani la morbida sabbia mi avvolgeva come una nuvola di cotone, pronta a cullarmi nella sua dolce altalena di ricordi.                                                                              
 Vedendo un tavolo, immaginavo le persone che gli stavano attorno mangiando in allegria raccontandosi il quotidiano, ciò che nel bene o nel male li aveva accompagnati nelle ore fuori casa e quello che progettavano di fare l'indomani, certi che sarebbe stata una giornata migliore di quella appena trascorsa, carica di nuove emozioni da vivere con l'unico desiderio di poterle condividere con i propri cari.                                                                                     
  Ascoltando un suono ne seguivo il percorso camminando nel suo vibrare, arrivando nel punto esatto dal quale era partito riuscendo così a capire il perché del suo esistere, ed in quel momento non ero più io ma di venivo parte di esso iniziando a fluttuare nel vento sparso in ogni dove, arrivando a toccare i luoghi più impervi e distanti; e proprio allora, come una bolla di sapone che contro la luce del sole brilla di mille colori, la mia anima intera esplodeva riempiendo, con brillante euforia di vivere, lo spazio infinito.                         Ed era lì, annusando quel semplice pezzo di carta che per errore sarebbe potuto finire perso per sempre, che il mio amore per la scrittura prendeva finalmente vita riuscendo a regalarmi quei dolci brividi lungo la schiena, propri di chi dopo tanto tempo ha finalmente raggiunto quel punto all'orizzonte che da tempo inseguiva, sfiorandolo di sfuggita con un dito senza mai poterlo realmente toccarlo.    Proprio in quel dove riuscivo ad arrivare prendendo la penna in mano, e che ora non riesco più nemmeno ad immagginare di essere.  
 ...forse, però, l'aver buttato fuori tutto il caos che continua a ruotarmi in corpo ed in testa, sconvolgendo ciò che sono sempre stata, è servito a sbloccare quell'ingranaggio segreto che aveva solo bisogno di un piccolo aiuto per essere nuovamente rimesso in moto; e chissà, magari prima ancora di quanto io possa pensare, riuscirò a tornare a trasmettere a chi mi legge tutto quello che cuore, anima e corpo continuano a dirmi da una vita:                    
  "Non smettere mai di essere te stessa ed amati così come sei, così come chi ti ama non vuole che tu smetta di essere; perché è così che continuerai a riempire anche il loro cuore con gli stessi brividi che emozionano il tuo essere, giorno dopo giorno.                   
  E grazie a chi non smette di credere in me, aiutandolo a riemergere dall'abisso di parole.  

                                                       Claudia Mameli
     






















































































mercoledì 6 giugno 2012

Recensione: Cafonal natalizio di Ester Nobile



Editore: Edizioni Esordienti Ebook
Pagine: 95
Genere: Comico
Anno: 2011
Prezzo: 4,90€
Formato: e-book
Disponibile su: http://www.edizioniesordienti.com/component/virtuemart/?page=shop.product_details&flypage=flypage.tpl&product_id=141&category_id=2
http://scrittevolmente.com/2011/12/19/recensione-cafonal-natalizio-ester-nobile/
http://www.lafeltrinelli.it/products/9788866900245/Cafonal_Natalizio/Ester_Nobile.html

Questo tanto ironico quanto verosimile primo libro dell’autrice Ester Nobile è un vero e proprio schiaffo morale all’ipocrisia generale dei mass media.



Alessandra  è quella che nel gergo comune si potrebbe definire «una sfigata senza speranza». Già di suo molto incline all’abolizione di tutte le festività nelle quali si finge pace e amore ad oltranza con il resto del mondo, questa sua riluttanza raggiunge il culmine massimo a causa di un lavoro che le fa rivoltare lo stomaco per l’ipocrisia che lo circonda: infatti, a dispetto del velo di misericordiosa umanità che circonda l’ONG che l’ha assunta per “ raggranellare” quante più donazioni possibili, viene trattata come una schiava senza limiti di orario e umiliazioni personali. Una volta intrapresa la strada della rivolta viene automaticamente licenziata con tanto di auguri natalizi.

Ma la sua sfiga ha inizio molto tempo prima, quando la sua allora diciassettenne madre figlia dei fiori decide di ribellarsi al regime materno-fraterno che la costringe a considerarsi la cenerentola della situazione, sposando quello che per la sua famiglia (e non solo) era il Male in persona. Dopo un po’ di tempo, quello che per sua madre era il principe azzurro, costretto ad un lavoro al quale non aspirava minimamente, avendo avuto bloccata per tanti anni la vena creativa decide di farla tornare a pulsare scappando in brasile con un trans, lasciando moglie e due figlie in balia dei «Te l’avevo detto» parentali. E come se non fosse già abbastanza, Alessandra è costretta alle continue umiliazioni dovute all’ostentato benestare (mica troppo onesto, ma non fa niente) del caro zietto e della sua sciccosissima, fighissima e mondanissima figlia Viky che in quanto ad intelletto è parti a zero, ma il fatto che è dottoressa sposata con dottore fa di lei una della persone più in vista del paese: superficiale per natura e con un corpo pressoché perfetto è odiatissima dalla sua più umile cugina in palese sovrappeso e senza futuro lavorativo nonostante l’alto livello culturale. Avendo subìto per anni mille umiliazioni, ed ingoiando tanti bocconi amari, Alessandra riuscirà alla fine ad approfittare di un “piccolo” neo di sua cugina per ottenere finalmente la vendetta perfetta; quella che la ripagherà malignamente di tutte le vessazioni accettate in silenzio per troppo tempo. Ma si sa, alla fine, anche i ricchi piangono!


La ventisettenne ragusana autrice di questa irriverente parodia che esalta il lato moralmente mediocre della società odierna, fa della sua ironica vena letteraria un punto di forza, ponendo un forte accento su tutto il marcio che ci circonda ogni giorno ma che il più delle volte viene occultato per salvare la faccia dei più “forti”.

Ester Nobile inizia a scrivere a scuola e, nonostante non sia né un’appassionata lettrice né tantomeno aspirante scrittrice (preferisce leggere Topolino o i settimanali di gossip della nonna) riesce a farlo con una disinvoltura tale che i professori stessi le consigliano il liceo classico esortandola a partecipare (con successo) a diversi concorsi scolastici. Nonostante i traguardi raggiunti non si è mai montata la testa, riconoscendo i propri limiti ed errori letterari (lei li definisce schifezze!) con una razionalità che è propria solo di chi sa veramente cosa sta facendo, e con la consapevolezza (e umiltà) del fatto che uno non nasce “Scrittore”, ma ci arriva per tappe progressive.
In tutta onestà ammette di aver ricevuto la vena creativa anche grazie a fumettisti importanti come Hiroki Endo e Terry Moore () dei quali “invidia” la capacità di creare dialoghi fantastici, e Miriam Engelberg che l’ha ispirata nella creazione di Cafonal Natalizio. Il libro prende il nome dalla celebre rubrica del sito Dagospia, che esalta gli  orrori di “stile e classe”delle celebrità più in vista del momento.
La leggerezza con la quale Ester scrive e vive (sdrammatizzando tutto ciò che la circonda) è dovuta ad una sorta di forma difensiva, per far si che il mondo non appaia poi così brutto come sembra, riuscendo così a sorridere sempre. E a far sorridere gli altri!

Claudia Mameli



Recensione: Cafonal Natalizio by Caudia Mameli is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
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