sabato 17 maggio 2014

Vivendo




  L'aria che respiro è solo un mezzo per stare in piedi:
in realtà io vivo di sogni che prendono corpo sulla carta.

 Uno scrittore non ha schemi, linee e conti da far quadrare 
in una lavagna per gli appunti:
lui ha una storia nel cuore che dalla testa passa alla mano 
per poter essere incisa per sempre sulla carta
con gocce d'inchiostro trasudate dalla propria pelle.

  L'età è solo una teoria trascritta su fogli senza vita,
in realtà siamo ciò che sta nella testa e nel cuore.

 Nella vita non conta il risultato ottenuto,

è più importante l'impegno dato per giungere alla meta.

 Ognuno è libero di credere a ciò che vuole,

l'importante è rispettare il pensiero altrui.

 Non sta scritto da nessuna parte chi ha ragione e chi ha torto,

ognuno vede il mondo con i colori che più gli piacciono.

 La gente parla, senza cognizione di causa,
di ciò che non conosce a fondo, per il solo gusto di aprire bocca,
e inventa, immaginando di sapere ciò che non vede;
presumendo quel che non sente,
certa di conoscere fino in fondo cose che non hanno prove.

 Sottovoce si dicono tante parole venute
fuori da un sacco dentro il quale ognuno infila qualsiasi cosa,
ma la vita è una, ed appartiene solo a chi la vive realmente,
e solo di questi è la conoscenza profonda
di ciò che è stato e di quello che un domani sarà.


 Non chiamatemi così:

di Signora ne esiste una sola
e di certo non cammina più su questa terra.

 I bambini hanno il diritto di credere che al mondo

esista ancora qualcosa di buono per la quale
valga ancora la pena sognare la notte.



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Vivendo diClaudia Mameli è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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venerdì 16 maggio 2014

 Tra cuore e corpo


                                     

 È passata una vita da quando ci siamo visti e amati per la prima volta 
ma dopotutto lo spazio ed il tempo sono solo una teoria per chi non crede 
che esista qualcosa che sconvolga talmente l'anima, così da poter durare in eterno.

 Può veramente bastare un solo e semplice sguardo per legare in eterno due persone,
che non sanno nulla l'una dell'altra, e nonostante il mondo continui a modificarsi 
a prescindere da loro.

 Mi sono persa nei tuoi occhi nell'istante esatto nel quale
una nuova luce ti ha mostrato ai miei occhi.

 Credevo che esistesse una sola stessa capace d'illuminare d'immenso il mondo:
con te ne ho trovata un'altra.

 Ho sentito il profumo del mare ed ho desiderato tuffarmi in un bagno di emozioni.

 Se ami veramente una persona, non lasciarla fuggire
per paura degli ostacoli che incontrerete durante il percorso
ma abbi il coraggio di affrontare con lei ogni salita
per poter gioire quando insieme taglierete il traguardo dell'amore.

 Sentivo il bisogno di amarti per ricevere lo stesso sentimento,
in realtà, ho poi scoperto che cercavo solo la morte.

 Non farò in tempo a fuggire da questa vita
poiché essa mi è stata tolta quando è nato il nostro amore.

 Nel momento in cui ti renderai conto del dolore che ho patito a causa tua
sarà troppo tardi, poiché non avrai più nessuno al quale chiedere scusa.

 Guardo le nubi, in alto nel cielo immenso ed ho come la sensazione di vedere
grandi onde minacciose che si rincorrono tra loro nell'infinità del mare
con la sola speranza di scorgere, in lontananza, un flebile raggio di luce
che le riconduca in fretta nell'iridescenza infuocata della rinascita.

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Tra cuore e Corpo diClaudia Mameli è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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mercoledì 14 maggio 2014


Per Nonno Marco

  
Dipingerai i tuoi sogni tra gli angeli del cielo
 la mente ormai serena sul corpo solo un velo.
Si rievoca il pensiero al tempo già passato
 s'innalza la memoria per quello che ci hai dato.
Di giochi risa e canti fu fatta la tua vita 
 nel pianto e nel dolore la triste dipartita
 che ha colto chi ti ha amato, nel giorno inaspettato.
Lasciando echi lontani, colori tra le mani
 per scherzo del destino solo una consolazione.
Rimangon ancora intatti i ricordi del bambino
 poco prima di partire per un'altra esplorazione.





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Per Nonno Marco diClaudia Mameli è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
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sabato 2 novembre 2013

Una pausa lunga un anno



 C'era un periodo nel quale, guardando un foglio bianco, d'istinto la penna finiva tra le mie dita per andare a riempire quegli spazi vuoti che m'ispiravano storie ormai già vissute da tempo nella mia testa.                                      
 Ora, nonostante il cuore mi scoppi nel petto alla sola idea di tornare a far viaggiare le parole,facendo loro percorrere strade infinite, non riesco più a trovare quel punto d'incontro tra carta e inchiostro.                                             
 Prima, nella penombra di una stanza vuota, chiudevo gli occhi e sognavo il mare senendone il profumo ed il frangersi delle onde sugli scogli in lontananza; seduta, sotto i piedi e tra le dita delle mani la morbida sabbia mi avvolgeva come una nuvola di cotone, pronta a cullarmi nella sua dolce altalena di ricordi.                                                                              
 Vedendo un tavolo, immaginavo le persone che gli stavano attorno mangiando in allegria raccontandosi il quotidiano, ciò che nel bene o nel male li aveva accompagnati nelle ore fuori casa e quello che progettavano di fare l'indomani, certi che sarebbe stata una giornata migliore di quella appena trascorsa, carica di nuove emozioni da vivere con l'unico desiderio di poterle condividere con i propri cari.                                                                                     
  Ascoltando un suono ne seguivo il percorso camminando nel suo vibrare, arrivando nel punto esatto dal quale era partito riuscendo così a capire il perché del suo esistere, ed in quel momento non ero più io ma di venivo parte di esso iniziando a fluttuare nel vento sparso in ogni dove, arrivando a toccare i luoghi più impervi e distanti; e proprio allora, come una bolla di sapone che contro la luce del sole brilla di mille colori, la mia anima intera esplodeva riempiendo, con brillante euforia di vivere, lo spazio infinito.                         Ed era lì, annusando quel semplice pezzo di carta che per errore sarebbe potuto finire perso per sempre, che il mio amore per la scrittura prendeva finalmente vita riuscendo a regalarmi quei dolci brividi lungo la schiena, propri di chi dopo tanto tempo ha finalmente raggiunto quel punto all'orizzonte che da tempo inseguiva, sfiorandolo di sfuggita con un dito senza mai poterlo realmente toccarlo.    Proprio in quel dove riuscivo ad arrivare prendendo la penna in mano, e che ora non riesco più nemmeno ad immagginare di essere.  
 ...forse, però, l'aver buttato fuori tutto il caos che continua a ruotarmi in corpo ed in testa, sconvolgendo ciò che sono sempre stata, è servito a sbloccare quell'ingranaggio segreto che aveva solo bisogno di un piccolo aiuto per essere nuovamente rimesso in moto; e chissà, magari prima ancora di quanto io possa pensare, riuscirò a tornare a trasmettere a chi mi legge tutto quello che cuore, anima e corpo continuano a dirmi da una vita:                    
  "Non smettere mai di essere te stessa ed amati così come sei, così come chi ti ama non vuole che tu smetta di essere; perché è così che continuerai a riempire anche il loro cuore con gli stessi brividi che emozionano il tuo essere, giorno dopo giorno.                   
  E grazie a chi non smette di credere in me, aiutandolo a riemergere dall'abisso di parole.  

                                                       Claudia Mameli
     






















































































mercoledì 6 giugno 2012

Recensione: Cafonal natalizio di Ester Nobile



Editore: Edizioni Esordienti Ebook
Pagine: 95
Genere: Comico
Anno: 2011
Prezzo: 4,90€
Formato: e-book
Disponibile su: http://www.edizioniesordienti.com/component/virtuemart/?page=shop.product_details&flypage=flypage.tpl&product_id=141&category_id=2
http://scrittevolmente.com/2011/12/19/recensione-cafonal-natalizio-ester-nobile/
http://www.lafeltrinelli.it/products/9788866900245/Cafonal_Natalizio/Ester_Nobile.html

Questo tanto ironico quanto verosimile primo libro dell’autrice Ester Nobile è un vero e proprio schiaffo morale all’ipocrisia generale dei mass media.



Alessandra  è quella che nel gergo comune si potrebbe definire «una sfigata senza speranza». Già di suo molto incline all’abolizione di tutte le festività nelle quali si finge pace e amore ad oltranza con il resto del mondo, questa sua riluttanza raggiunge il culmine massimo a causa di un lavoro che le fa rivoltare lo stomaco per l’ipocrisia che lo circonda: infatti, a dispetto del velo di misericordiosa umanità che circonda l’ONG che l’ha assunta per “ raggranellare” quante più donazioni possibili, viene trattata come una schiava senza limiti di orario e umiliazioni personali. Una volta intrapresa la strada della rivolta viene automaticamente licenziata con tanto di auguri natalizi.

Ma la sua sfiga ha inizio molto tempo prima, quando la sua allora diciassettenne madre figlia dei fiori decide di ribellarsi al regime materno-fraterno che la costringe a considerarsi la cenerentola della situazione, sposando quello che per la sua famiglia (e non solo) era il Male in persona. Dopo un po’ di tempo, quello che per sua madre era il principe azzurro, costretto ad un lavoro al quale non aspirava minimamente, avendo avuto bloccata per tanti anni la vena creativa decide di farla tornare a pulsare scappando in brasile con un trans, lasciando moglie e due figlie in balia dei «Te l’avevo detto» parentali. E come se non fosse già abbastanza, Alessandra è costretta alle continue umiliazioni dovute all’ostentato benestare (mica troppo onesto, ma non fa niente) del caro zietto e della sua sciccosissima, fighissima e mondanissima figlia Viky che in quanto ad intelletto è parti a zero, ma il fatto che è dottoressa sposata con dottore fa di lei una della persone più in vista del paese: superficiale per natura e con un corpo pressoché perfetto è odiatissima dalla sua più umile cugina in palese sovrappeso e senza futuro lavorativo nonostante l’alto livello culturale. Avendo subìto per anni mille umiliazioni, ed ingoiando tanti bocconi amari, Alessandra riuscirà alla fine ad approfittare di un “piccolo” neo di sua cugina per ottenere finalmente la vendetta perfetta; quella che la ripagherà malignamente di tutte le vessazioni accettate in silenzio per troppo tempo. Ma si sa, alla fine, anche i ricchi piangono!


La ventisettenne ragusana autrice di questa irriverente parodia che esalta il lato moralmente mediocre della società odierna, fa della sua ironica vena letteraria un punto di forza, ponendo un forte accento su tutto il marcio che ci circonda ogni giorno ma che il più delle volte viene occultato per salvare la faccia dei più “forti”.

Ester Nobile inizia a scrivere a scuola e, nonostante non sia né un’appassionata lettrice né tantomeno aspirante scrittrice (preferisce leggere Topolino o i settimanali di gossip della nonna) riesce a farlo con una disinvoltura tale che i professori stessi le consigliano il liceo classico esortandola a partecipare (con successo) a diversi concorsi scolastici. Nonostante i traguardi raggiunti non si è mai montata la testa, riconoscendo i propri limiti ed errori letterari (lei li definisce schifezze!) con una razionalità che è propria solo di chi sa veramente cosa sta facendo, e con la consapevolezza (e umiltà) del fatto che uno non nasce “Scrittore”, ma ci arriva per tappe progressive.
In tutta onestà ammette di aver ricevuto la vena creativa anche grazie a fumettisti importanti come Hiroki Endo e Terry Moore () dei quali “invidia” la capacità di creare dialoghi fantastici, e Miriam Engelberg che l’ha ispirata nella creazione di Cafonal Natalizio. Il libro prende il nome dalla celebre rubrica del sito Dagospia, che esalta gli  orrori di “stile e classe”delle celebrità più in vista del momento.
La leggerezza con la quale Ester scrive e vive (sdrammatizzando tutto ciò che la circonda) è dovuta ad una sorta di forma difensiva, per far si che il mondo non appaia poi così brutto come sembra, riuscendo così a sorridere sempre. E a far sorridere gli altri!

Claudia Mameli



Recensione: Cafonal Natalizio by Caudia Mameli is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
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mercoledì 16 maggio 2012










Editore: Zona
Collana: Contemporanea
Genere: Narrativa contemporanea
Rilegatura: Brossura
Pagine: 72
Anno: 2012
Prezzo € 10
Disponibile su: http://www.ibs.it/code/9788864382715/bosoni-marzia/luna-nel-fiume.html http://www.bol.it/libri/La-luna-nel-fiume/Marzia-Bosoni/ea978886438271/

“La luna nel fiume” è da subito intriso di note magiche che scavano nel cuore di chi legge, rivelando con fare delicato la forte maturità letteraria acquisita negli ultimi dieci anni dall’autrice di “Una vita di carta”.

A partire dalla dedica d’apertura, piena di amore profondo nei confronti dei suoi cari,  Marzia Bosoni riesce a catapultare immediatamente il lettore sensibile in quel mondo incantato da lei straordinariamente descritto come lo specchio dell’anima.
Grazie alla profonda empatia trasmessa, questo suo nuovo libro travolge già dalle prime righe, che portano alla luce situazioni che in un modo o nell’altro trovano spazio nel mondo personale di ognuno; situazioni nelle quali, bene o male, ci si può ritrovare, da protagonisti oppure semplici spettatori.
Come con il precedente lavoro, la Bosoni compone sei racconti  che cercano di carpire brevi scorci di esistenza; apparenti risposte ai mille perché dell’intricato cammino della mente in quello che è il lungo viaggio della vita.
Un libro, questo, che vuol’esser letto a cuor sereno al fine di ritrovare subito quella pace interiore che troppo spesso manca a causa dei tanti pensieri, a volte legati a problematiche apparentemente irrisolvibili o di difficile accettazione a causa del frenetico vivere nell’era moderna e che vengono vissute in maniera ossessiva con sfiducia di risoluzione, e che fanno dimenticare il vero senso di una vita che merita di essere portata avanti con serenità, necessitando in realtà di piccole cose, semplici gesti quotidiani che partono dal cuore e, soprattutto, di una fiducia che non ha bisogno di alcun perché. Queste storie, che prendono spunto da fatti reali, aiutano ad entrare nell’ottica della speranza, aiutando a capire come a volte un improvviso cambiamento di percorso durante il proprio viaggio esistenziale possa stravolgere per sempre la visione di quel mondo che fino ad allora era parso l’unico mondo che potesse esistere, aprendo così nuove strade a tutto ciò che fino ad allora veniva considerato semplicemente fuori dalla portata del proprio pensiero.
Ciò che salta subito all’occhio (e spiegato in maniera approfondita dall’autrice stessa) è l’apertura di ogni storia narrata, che inizia sempre con il nome del protagonista proprio a sottolineare il fatto che ognuno di noi è speciale ed importante per quello che è come persona stessa.
Un altro punto a favore di questo già splendido libro viene dalla collaborazione con la professoressa Cinzia Valletta del Liceo Artistico di Ravenna, che ha guidato i suoi alunni nella creazione delle illustrazioni di cui è corredato il volume.
Sei storie da leggere tutte d’un fiato, rivivendo in esse con la stessa passione ed entusiasmo, la commozione e la profonda sensibilità della straordinaria penna che le ha composte. Per chi ha voglia di sentire quel tuffo al cuore ed allo stomaco che prova solo chi è capace di emozionarsi.

Milano - Vicenza

Luca è un ragazzo semplice, che ama sognare ad occhi aperti immaginando di rivivere storie di un passato affascinate; ha un animo buono e gentile, e quando c’è da percorrere cinque ore di treno per arrivare dai suoi amici lontani non ci pensa su due volte e parte. È proprio durante uno dei suoi viaggi che si ritrova a fare i conti con una realtà che, nonostante la sua euforica fantasia, non aveva mai lontanamente immaginato di poter vivere in prima persona.
Vedendo lo sguardo insofferente degli altri viaggiatori nei confronti di un vecchio dall’aspetto umile che cercava in loro solo un semplice sorriso od un buon giorno, Luca si sente addosso tutta la colpa dell’atteggiamento altrui e decide, commosso, di      provare a porre rimedio a tanta omertà d’animo.
Ma, con sua grande sorpresa, accade qualcosa che mai avrebbe immaginato. Quello che di primo impatto gli parve un gesto privo di logica, d’un tratto si palesò a Luca come una grande verità che aspettava solo di essere osservata con occhi capaci di vedere oltre ciò che è di solito invisibile agli occhi di chi ancora non sa  dove guardare.

Poche gocce d’acqua

Giulia è una donna sola da ormai tanti anni e che, dopo aver cresciuto da sola i suoi sei figli, vive in un appartamento nella periferia parmense. Lì, di tanto in tanto riceve la visita dei suoi congiunti; troppo presi dalla loro vita frenetica, loro, notano a fatica i cambiamenti della propria madre, specialmente quelli dell’umore che, giorno dopo giorno, si va a sgretolare irrimediabilmente in uno stato di apatica e indifferente solitudine d‘animo che la spinge ad un isolamento che va a crescere in modo graduale ma costante. In quella casa la donna si sente come chiusa in una gabbia fatta di ricordi lontani, voci fievoli e dolorose nostalgie. Persa nella sua faticosa routine quotidiana, sempre uguale a se stessa e sempre più difficile da ripetersi giorno dopo giorno, Giulia si fa sorprendere da un fatto misterioso che le accade ogni mattina. Nonostante l‘iniziale riluttanza ad accettare per vero quello strano avvenimento, che considera una semplice e strana casualità, poco per volta la donna ritrova in sé una nuova forza, che va a crescere sempre più facendola risentire piena nell‘animo. Si riappropriò, dopo tanto tempo, di una visione del mondo che credeva ormai perduto, lontano da tutto ciò che era diventata nel corso degli anni passati a vivere una vita che pensava fosse ormai giunta al suo culmine, quasi non avesse più senso provare ad affrontare nuove emozioni proprio in ragione del fatto che era ormai certa di non poterne avere di nuove. Perché a volte basta un semplice gesto dimenticato a donare nuova essenza ad una vita che credeva essersi irrimediabilmente spenta per sempre.

Due angeli

Sara è una bambina dolce ed affettuosa che infonde in tutti coloro con i quali entra in contatto un profondo senso d’amore. I suoi genitori, persone buone come la loro figlia, avevano scelto di donare parte del loro amore a due bambini Africani che, felici per la loro famiglia lontana, pregavano sempre per questi, quasi vegliassero sulla loro vita. Quando la piccola rimase vittima di un brutto incidente, la mamma si ricordò una frase che le aveva detto un giorno la responsabile dell’associazione delle adozioni un giorno, ma che all’epoca non ebbe potuto comprendere. Quelle parole così tanto enigmatiche per la sua visione del mondo le restarono impresse, e non riuscì a capirne il vero significato sino a quando, leggendo una preghiera per la sua piccola ferita, una luce le fece vedere il vero senso di quelle poche parole che, nonostante in un primo momento le fossero sembrate uguali a tante altre, alla fine le si mostrarono con tutto il loro più profondo significato, portandola a comprendere ciò che non dovrebbe mai essere scordato.

Il profumo di Dio

 Laura perse la vista ad otto anni e da allora i suoi genitori iniziarono a farle fare ogni sorta di visita medica con la speranza di poter un giorno trovare il modo di guarirla da quella sua condizione di dolorosa oscurità. Quando però si resero conto che nonostante la vista venuta meno, la loro unica figlia aveva trovato il modo di guardare al di là degli occhi grazie alla sensibilità accentuata di tutti gli altri sensi, si misero il cuore in pace dandole la possibilità di riprendere a vivere come tutti gli altri. Laura iniziò ad uscire da sola, memorizzando ogni singolo passo che avrebbe dovuto fare per arrivare a scuola, o per una qualsiasi passeggiata all’aperto. Un suo punto di riferimento importante divenne la Chiesa, dove l’odore intenso della cera che andava a sciogliersi le dava una piacevole ed intensa sensazione di pace e vicinanza alla Madonna, che venerava sentendola accanto a sé per le sue tante pene sopportate. Successe però che, a causa del lavoro del padre, dovette trasferirsi per un anno intero in un altro paese: lì si risentì sperduta, come se avesse nuovamente perso la vista. Ma nuovamente, come già successo in precedenza, riuscì a trovare conforto in una chiesetta indicatale dalla madre, nella quale consolidare il suo legame con la madre divina. Al termine di quell’escursione durata dodici mesi, finalmente nel suo paese, andata a far visita alla sua amica celeste trovò una brutta sorpresa ad attenderla. Provava rabbia, si sentiva incompresa, tradita dal mondo; quell’unico punto di riferimento che le dava quasi l’impressione di riuscire ancora a vedere le era stato negato, le era stata privata un’altra volta la gioia di vedere dove gli altri non potevano arrivare. Persa nella sua disperazione, ciò che non poteva sapere era che qualcuno in realtà la comprendeva bene, e che presto le avrebbe ridato quella luce che tanto le era mancata.

Un ponte tra due mondi

Chiara è una trentaduenne che nella vita ha sempre dato il massimo, qualsiasi cosa facesse. Questo massimo, però, per lei era sempre troppo poco: avrebbe voluto fare di più, fare meglio, e, soprattutto, avrebbe voluto che anche gli altri vedessero quel qualcosa in più che le pulsava nell’anima, e che aspettava solo di venire fuori. In questa fase di tormentata ricerca del senso del suo esistere, Chiara alternava momenti di serenità nei quali era certa che stesse per svelare l’arcano celato, ad altri di profondo sconforto, nei quali vedeva solo un alto muro invalicabile che le avrebbe immancabilmente impedito il prosieguo del suo cammino. Questa sua instancabile ricerca di perfezione la portava al punto di sentire il malessere anche a livello fisico oltre che mentale, impedendole di trovare il coraggio di affrontare qualsiasi relazione sino a che non avesse capito cosa c’era oltre il punto nel quale riusciva a guardare, e che l’avrebbe fatta sentire finalmente libera di svelarsi al mondo in tutta la sua pienezza. Con forte senso autocritico, incerta sull’esito finale, intraprende un viaggio personale attraverso il quale, finalmente, riuscirà a colmare quel doloroso vuoto interiore che le impediva di godere appieno di ogni singolo istante della sua vita, riuscendo finalmente a comprendere che l’unica cosa che le mancava era in realtà nascosta dentro di lei, e che aspettava solo di essere trovata.

L’ultimo segno

Miriam aspettava il treno che l’avrebbe portata dalla sua amica per lo shopping di Natale. Quello che era per lei il periodo più bello dell’anno, questa volta era disturbato da pensieri insistenti che le giravano per la testa da ormai quindici anni, e che cercavano solo di trovare un loro esistere. Aveva ormai da tempo abbandonato la religione, intesa come luogo di culto iconografico e ideologico a se stante, cercando da sola quale che fosse la verità su Dio; qualsiasi forma avesse, qualunque insegnamento avesse voluto dare, al di là di quello che era scritto sulla carta e acclamato da tempo immemore. Cercava un segno che le avrebbe indicato la via giusta, la risposta alle sue mille domande rimaste senza un perché. Sapeva che c’era qualcuno, o qualcosa, più grande di lei che dirigeva e comandava tutto, ma non sapeva di cosa si trattasse; non sapeva cosa avrebbe voluto da lei, e come poteva rendergli grazie, ma soprattutto non sapeva se l’avrebbe mai scoperto, tante erano le strade che avrebbe ancora dovuto percorrere prima di arrivare a destinazione. Ciò che non le faceva perdere la speranza era la certezza ceca che qualcosa ci fosse e che la stesse osservando, dandole ogni volta che sentiva di averne più bisogno piccoli segni della sua presenza. Ma non le bastava, voleva Sapere. Voleva Conoscere. E voleva sapere se Lui esisteva davvero, od era solo il frutto della mente, una scusa usata dall’uomo per accettare le cose che gli accadevano intorno ogni giorno. Proprio quando stava per smettere di lottare, e rinunciare a scoprire ciò che ormai credeva di non poter più riuscire a comprendere, accadde qualcosa che le fece riscoprire un credo ormai affievolitosi dal tempo. E la risposta arrivò, in un modo che mai avrebbe immaginato.

“A Sara, che è stata la mia prima alba

A Simone, che è la luna
A David, che è il sole
Ad Ale, che è il mio mare
E ad Alex, che è sempre con me”

“Tante volte aveva sentito paragonare gli occhi azzurri al color del mare, ma mai il paragone era stato così vicino alla verità e mai più avrebbe utilizzato quell’espressione perché gli occhi del vecchio, quelli sì, erano il mare”


“Sentì il dolore profondo più della pace, il dolore sereno che faceva dolere il cuore: quel mare, quel mare azzurro e puro non era fatto d’acqua, ma di lacrime. E quella pace limpida come l’aria era il dono che il mare di lacrime incessantemente portava a riva”

                                                                               *
“Giulia era sola. Teneva sempre le porte delle camere da letto dei suoi figli chiuse: per risparmiare gas d’inverno e mantenere penombra d’estate, diceva, ma anche per attutire le voci dei ricordi che provenivano da quelle stanze”
                                                                               *                                                                        
“Tutti quelli che conoscevano Sara non potevano fare a meno di amarla; anche quelli che non avevano mai sopportato i bambini, quelli che li trovavano noiosi e tutti uguali, anche loro erano colpiti e innamorati di lei. Brava, educata, sensibile, molto intelligente … i motivi ricorrenti erano questi, ma la verità, forse, era semplicemente un’altra: Sara aveva il dono di suscitare amore
                                                                               *
“L’acustica era strana, in chiesa, ma spesso, dal suono della moneta, riusciva a capire su quale altare fosse stata accesa la candela e quando le sembrava provenire dall’altare della Madonna, sorrideva e pensava «Un’altra luce per te, Maria. E una anche per me»”

                                                                             *

Quando eravamo bambini ci siamo sentiti chiedere spesso “Cosa vuoi fare da grande?”, ma quasi mai “Chi vuoi essere da grande?”
Eppure la vera domanda è quella. Perché siamo noi a decidere chi siamo, nel più profondo senso del termine.
“Aveva perso il conto delle volte in cui aveva creduto di aver raggiunto la pienezza della vita per poi ritrovarsi, dopo un mese o dopo un anno, a riprendere il suo peregrinare, a volte fisico, a volte solo emotivo ed affettivo”

“La solitudine l’aveva sempre spaventata e ferita. Ma la solitudine di stare vicino alle

persone amate e sentirsene separata da un muro invisibile la terrorizzava”
                                                                            *
“Per la prima volta in vita sua guardava il cielo e sentiva nascere una domanda che le provocava un
dolore indicibile: «Ci sei?»”


 Claudia Mameli


Recensione: La luna nel fiume by Caudia Mameli is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.

venerdì 3 febbraio 2012

Recensione: Stralci d'anima, di Simone Guaragno 


Editore: Gruppo Albatros Il Filo
Genere: Poesia
Legatura: Brossura
Pagine: 84
Anno: 2011
Prezzo: €11.50

Nei suoi componimenti l'autore, ragionando su ogni singola parola al fine di creare un'emozione pura e travolgente che tiene il lettore in sospeso tra i suoi versi, utilizza una scrittura semplice e diretta.

La caratteristica che lega tra loro tutte le poesie è l'accostamento della sensazione che viene descritta, agli elementi della natura che, con le loro infinite peculiarità, riconducono allo stato d'animo che ha voluto comunicare.
L'opera si suddivide in tre grandi categorie che segnano il percorso spirituale/emotivo del poeta: ognuna di esse è infatti riferita ad un periodo specifico della vita, nel quale il pensiero e le azioni si evolvono gradualmente.

L’ETÀ INNOCENTE racconta dei sogni e delle difficoltà affrontate nel perseguirli. Si inizia a prendere coscienza di ciò che è realmente il mondo; di ciò che comporta incamminarsi nel sentiero tortuoso e carico di ostacoli, difficili da immaginare, che è la lunga e faticosa strada della vita, da dover percorrere al fine di arrivare ad un punto nel quale sentirsi sazi del proprio essere, soddisfatti di ciò che si è fatto, rammaricati verso ciò che è stato perduto, e carichi di speranza per ciò che ancora dovrà arrivare.


Ne L’ETÀ MATURA l'autore regala un ode all'amore profondo, che inebria l'anima, facendo desiderare di avere accanto, per sempre, la propria metà. Diventa così intensa, travolgente, profusa di note dolci che mai saziano il cuore. Un vero e proprio inno all'amore puro nel quale traspare la gioia del sentimento, che dà la forza di affrontare la vita con passione.


In RIFLESSIONI la poesia dà spazio alla forma narrativa, dove l'autore pone l'accento sui vari aspetti della vita. Leggendo, il lettore è così portato a porsi un unico, ma fondamentale, punto interrogativo su quale sia il vero senso della propria esistenza terrena.


Mameli Claudia



Recensione: Stralci d'anima by Caudia Mameli is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.