giovedì 26 gennaio 2012

La tela degli dei: Lucio Schina


Editore: Progetto Cultura
Genere: Romanzi italiani contemporanei
Anno: 2011
Pagine: 144
Prezzo: € 12
Disponibile su: http://www.bol.it/libri/La-tela-degli-dei/Lucio-Schina/ea978886092363/
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Davide è uno scrittore in crisi, con il suo lavoro e con la sua anima. Da diverso tempo ormai, nonostante abbia chiaro in testa il contenuto del suo nuovo romanzo, non riesce che a scrivere poche righe alla volta, strappando il più delle volte le pagine create a fatica.

A rendergli più difficile il lavoro, è il non sapere a che punto fosse giunto nella relazione con Brenda, la donna con la quale aveva trascorso gli ultimi vent'anni.In realtà, si rendeva conto di non aver mai  ben saputo quali sentimenti provasse per lei, se l'aveva mai amata di amore puro, o se si trattava di semplice illusione; così come non riusciva a capire il motivo per il quale lei gli fosse stata accanto per tutti quegli anni, e se ancora provava qualcosa per lui, il quale sentiva tra loro un distanza che andava crescendo dopo giorno. In ogni caso, ella gli era sempre accanto, e l'aveva persino seguito nella sua casa di campagna, affinché potesse riuscire a portare a termine il nuovo romanzo; ma la mente, tormentata, non gli dava una mano in questo, anzi, si rifiutava di collaborare facendolo cadere in uno stato confusionale, aggravato dal troppo bere.
L'unico punto fermo, nel suo caos mentale, era l'amico Matt Slowe che puntualmente andava a trovarlo ogni settimana per vedere come stava. Con lui solo riusciva a parlare, confidandogli i suoi timori e ammettendo che forse era solo un povero folle, felice di esserlo, in quanto, per come la vedeva, si trattava di genialità pura, una forma d'arte in grado di stimolarne la creatività.
Proprio questa l'aveva portato ad iniziare a scrivere la storia di Eva Antonangeli, una grandiosa pittrice del secolo scorso apprezzata per le sue opere di straordinaria bellezza, che riusciva sempre a riscuotere i favori della critica. Ma se nel lavoro non poteva chiedere più soddisfazioni di quelle che già aveva, in amore non era altrettanto coerente di soddisfazioni: per molti anni, era riuscita a tenere legato a sé un uomo che l'amava alla follia, che proprio poiché tanto l'amava, accettava che si disfasse di lui ogni qual volta se ne fosse sentita satura.
La cosa che più di ogni altra le premeva realizzare, era il suo nuovo dipinto, "La tela degli Dei", che stava lentamente prendendo forma, quasi disegnato da mani invisibili, senza che la pittrice sapesse bene cosa stesse realizzando, non capendo il perché dei strani simboli disegnati in alcuni punti.
In questo, Davide si sentiva per un certo verso molto vicino alla protagonista del suo romanzo, poiché neppure lui aveva idea da dove venissero fuori le parole che stava componendo.
Sempre più stravolto dalle sue emozioni, in perenne bilico tra coscienza e follia, proprio quando sembrava aver compreso il senso del suo essere, si ritroverà a vivere, in un'attimo, una strana esperienza visiva e tattile, legata indissolubilmente al significato profondo dei segni impressi nella "Tela degli Dei"; segni che riconducono, per vie misteriose, alle attività alchemiche del marchese Massimiliano Palombara ed alla sua villa, avvolta da un'inquietante aura arcana.

Al di là del fascino misterioso che conquista immancabilmente chi si addentra nella ricerca dei segreti legati alla "Porta alchemica", e che conduce a voler capire i vari meccanismi di quella scienza occulta e carica di interrogativi ai quali ancora oggi, dopo quasi cinque secoli, si cerca di dare risposta, "La tela degli Dei" pone una domanda ancora più grande:

Sino a che punto la mente umana riesce a spingersi oltre, per salvarsi da quelli che sono i nostri turbamenti interiori, quelli che non ci danno pace impedendoci di vivere serenamente ogni istante della nostra vita, per riuscire così a non arrendersi di fronte all'inevitabile sofferenza?
Lucio Schina, già autore del fortunato "Diario di un antropologo", scrive questo romanzo quasi guidato da mani invisibili, così come il protagonista della sua storia, mettendo gran pare della propria anima, seppur in modo inconsapevole; un'altra curiosità saltata all'occhio del lettore attento, è che Davide, protagonista de "La tela degli Dei", in quello che è stato il suo primo libro parlava proprio di un antropologo.
Laureato in Discipline demoetnoantropologiche, il che rimanda al romanzo d'esordio, ha collaborato come articolista scientifico di Wikio, e si è classificato 3° nelle edizioni 2007/2008 al concorso nazionale per racconti brevi "150strade", con "Riflessioni di un uomo senza tempo" e "Una Sera".

"Non cercava colpevoli contro cui scagliare il proprio impulso represso di autodistruzione, non era a caccia di una redenzione dello spirito. L’abisso senza volto gli volteggiava accanto ovunque decidesse di guardare, attanagliandolo come fosse una seconda ombra, silenziosa presenza contro cui non esisteva possibilità di fuga"


"Serrò gli occhi per scorgere l’immagine cerea riflessa dal cristallo bombato. Immaginò che la sua anima ne fosse prigioniera volontaria, chiusa in un luogo in cui il tempo poteva essere manipolato non solo con la fantasia e in cui la rivisitazione di un attimo gli avrebbe consentito di ritrovarsi nuovamente all’imbocco di quel bivio con la convinzione,

questa volta, che la debolezza dell’anima sarebbe stata unica consigliera per la decisione che avrebbe preso"
"(...) abbiamo smesso di nutrire la nostra anima e, per questo, abbiamo inaridito quanto di puro albergava nelle nostre
menti. Siamo incapaci di percepire il bello perché non ne afferriamo più il senso profondo e perché trascuriamo la più
importante delle verità. Un vero capolavoro - concluse Eva - si riconosce dall’essere tanto imperfetto quanto unico"

"Usava gli altri come contenitori da cui trarre quanto le occorreva per sentirsi irraggiungibile e, quando ne era sazia, volgeva la ricerca altrove, in un continuo viaggio nell’esplorazione dei suoi limiti artistici, dove il punto di arrivo le avrebbe permesso di creare La Tela degli Dei. In essa, l’idea astratta di perfezione avrebbe trovato il suo involucro materiale, la

vetta artistica avrebbe raggiunto la dimensione più prossima a quella divina"

"Abbandonato per sempre l’uomo, non rimaneva che aggrapparsi con ferocia a qualche suo brandello, vaga essenza di pensieri e desideri che pensava ancora di poter afferrare e trascinare di forza sui fogli bianchi"


"Il paradosso stava nell’aver tramutato il misuratore di un tempo lineare in qualcosa di ciclico, nell’aver affidato a quell’oggetto ormai inerme il compito di far rivivere di continuo il suo passato, come fosse il motore di una forza centrifuga inarrestabile, in grado di trasmettergli le emozioni di un tempo, fermandosi nell’istante preciso in cui aveva perduto tutto quanto possedeva"


"Una volta, mentre erano a pesca e le canne penzolavano stancamente conficcate nel terreno, Davide gli aveva chiesto come fosse possibile riuscire ad entrare tanto facilmente nella mente degli altri, fino a carpirne i più minuscoli segreti, ma trovare insormontabile la barriera che lo divideva dalla propria"


"Troppo brevi i momenti di lucidità per giustificare gli abissi nei quali sprofondava subito dopo, quando i demoni neri che volteggiavano intorno tornavano prepotentemente a galla, corrodendo le fragili fondamenta su cui poggiavano, ormai prive di forza, le esili speranze di venirne fuori"


"Mi dicono che l’amore generi felicità assoluta, la più elevata forma di spiritualità possibile che un essere terreno possa avvertire, capace di far divenire chi ne è investito il centro unico dell’universo. Dicono che la sua potenza sia tale da generare un’attrazione in grado di imporre al sole ed ai pianeti un unico movimento. Una purezza nel suo stato primordiale. Ma, quando mi scopro a pensare a lei, avverto un’inquietudine che mi atterrisce, un terrore invisibile mi

ottenebra e riempie la mente di immagini confuse e grottesche; ho paura di quanto provo, a volte vorrei liberarmene per sempre"

"Davide capì allora che l’amore era quel misterioso paradosso che consente di andare al di là di noi stessi, di distruggere

l’universo nel quale ci sentiamo centri nevralgici per ricostruirne uno nuovo in cui siamo spettatori passivi di una visione sublime ed accecante, cui doniamo la nostra anima con la sola speranza di serbarne un ricordo per sempre"

"Davide fu colto da un fremito; con voce tremante e le mani malferme lesse infine ad alta voce: “Domina il tempo

ed imparerai l’arte di afferrare il vento con le mani”

Claudia Mameli



Recensione: La tela degli Dei by Caudia Mameli is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.

 

 

 

Recensione: Diario di donna, Heidi Pellizzari







Editore: & MyBook
Genere: Narrativa
Anno: 2011
Pagine: 62
Lingua: Italiano
Rilegatura: Brossura
Prezzo: € 13,00
Disponibile su: http://www.ibs.it/code/9788865600306/pellizzari-heidi/diario-di-donna.html?shop=5313http://www.deastore.com/libro/diario-di-donna-heidi-pellizzari-e-mybook/9788865600306.html

Chi scrive questo diario è una donna comune, come tante altre, che bene o male nella vita ha ottenuto tutto ciò che potesse desiderare per essere felice e serena: un marito, due figli, una bella casa... eppure, qualcosa che le manca c'è ancora: il senso del suo esistere.

Si, perché nonostante abbia già fatto tanto finora, e tanto le rimanga da fare, non riesce a capire cosa possa fare per se stessa, in modo da riuscire a colmare il vuoto interiore, così da sentirsi appagata, pienamente fiera di se stessa.
Dato che le è sempre piaciuto scrivere, decide d'iniziare a farlo in un diario, e così, riflettendo sui vari aspetti del passato, prende coscienza di tutto quello che è stato importante nella sua vita: partendo da ciò che la turba, rivede le situazioni che, affrontate a testa alta, l'hanno aiutata a crescere; si sofferma ad analizzare il suo carattere, che nelle situazioni di scontro la porta ad essere troppo rigida, ma nello stesso tempo incapace di perdurare nel mostrarsi adirata, nonostante i suoi veri sentimenti la porterebbero ad urlare con tutta la rabbia che ha in corpo; ricorda con un sorriso i primi amori, le delusioni da assimilare e il coraggio di voltare pagina per continuare ad andare avanti nonostante tutto; pensa alle persone importanti che le sono state accanto per tanti anni, diventando il suo punto di riferimento, pilastri solidi del suo vivere; e riflette, sino a rendersi finalmente conto che in realtà non c'è niente da capire, e che il vivere stesso contiene il senso di ogni cosa, mentre tutto il resto è solo la cornice che circonda il bellissimo quadro della vita.

Nata e cresciuta a Saronno dove vive e lavora, Heidi Pellizzari nel tempo libero si diletta nell'arte del Decoupage.

In questo suo primo libro, pubblicato all'età di trentatré anni, la scrittrice utilizza un linguaggio semplice e delicato senza troppi costrutti intricati, nel quale la lettrice si ritrova facilmente, perché "Diario di donna" è questo: vita semplice, comune a tutte le donne, ma non per questo meno importante di tante altre storie intriganti e cariche di colpi di scena emotivi. È una riflessione nella quale tutte noi, chi prima e chi dopo, ci ritroviamo ad affrontare, che ci porta a domandarci quale sia il vero senso del nostro esistere, cosa abbiamo fatto di veramente concreto, e cosa mai potremmo fare per essere veramente appagate e fiere di noi stesse. Troppo spesso, proprio per questo voler trovare a tutti i costi la "ragione del nostro esistere nel mondo", tendiamo a dimenticare che in realtà anche il più piccolo gesto, all'apparenza privo di significato profondo, fa parte di ciò che siamo, e che quello che più conta è andare sempre avanti facendo del nostro meglio per vivere pienamente, prendendo in maniera positiva tutto ciò che questa strana vita ha deciso di offrirci, per arrivare alla fine senza nessun rimpianto da perdonarci.

"Alla fine la vita non è mai come uno se l’aspetta; arrivi ad un punto in cui ti rendi conto di avere proprio tutto, e comunque non avere in mano niente"


"Mi dico: ˝Ho solo 30 anni, è il periodo più bello dell’esistenza perché si è abbastanza adulti per fare scelte ponderate e per decidere qualsiasi cosa che possa migliorare la qualità della vita˝, eppure non riesco a trovare ciò che dia il senso a tutto il mio cammino. Non riesco proprio a capire cosa devo fare"


"E così mi chiedo dove sono finiti i miei sogni, i miei progetti di vita, le mie ambizioni e poi mi ricordo che io ero la bambina che non pensava al futuro e che quindi, forse, di sogni non ne ho mai realmente avuti"


"Oggi vorrei tenere il muso più a lungo, vorrei avere più tempo per assimilare la cosa, per vivere le mie emozioni e farle mie, per medicare con cura la ferita.. ma sorriderò, perché ci sono cose che si fanno col tempo degli altri, semplicemente per fare del bene"


"Ricordo pochi momenti vissuti a giocare insieme agli altri e una marea di momenti passati appoggiata alla parete più nascosta a guardare gli altri che vivevano, desiderando di essere come loro"


"La sofferenza fa parte della vita (...) È un muro inaspettato dietro ad un angolo, e se si vuole andare avanti nel cammino della nostra esistenza non si può far altro che arrampicarsi a mani nude e con fatica cercare di scavalcarlo (...) Io non sono una che torna indietro. Cerco sempre di scavalcare tutti i muri che mi si presentano, anche se questo significa arrampicarsi fino a farsi male, fino a ferirsi mani e braccia, fino a piangere per il dolore"


"Su questa terra siamo in tanti; tante persone diverse che non sempre hanno qualcosa in comune (...) ma c’è una cosa che abbiamo tutti, proprio tutti, dal più grande al più piccolo, dal più povero al più ricco: tutti abbiamo la vita (...) E così non si può dare un senso alla vita perché la vita è il senso stesso, il significato più profondo di ogni cosa"


"È necessario capire in tempo che la vita è una sola, e che non è poi così importante come la viviamo, se la arricchiamo di numerose esperienze, se la stravolgiamo per qualcuno, o se la trascorriamo tranquillamente, senza pretese"


"Si nasce, si cresce e si muore, ma nel mezzo c’è tutto quanto. Ed alla fine di questa splendida avventura, capiremo di non aver vissuto invano"


Claudia Mameli



Licenza Creative Commons
Recensione: Diario di donna by Caudia Mameli is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.

Recensione: Accabadora di Michela Murgia






Editore: Einaudi
Genere: Narrativa
Collana: Supercoralli
Legatura: Rilegato
Anno: 2009
Pagine: 164
Lingua: Italiano
Prezzo: € 9,35
Romanzo vincitore del Premio Campiello 2010
Disponibile su: Amazon

All'inizio degli anni cinquanta nei piccoli paesi come Soreni, ancorati alle tradizioni più profonde, quando una vedova non riusciva a mantenere tutti i suoi figli era normale che uno di essi venisse dato in "Fill'e anima" a chi di figli non poteva averne, o che comunque aveva la possibilità di donare ad questi un futuro migliore rispetto a quello che gli si prospettava restando con la famiglia di origine.
Ciò che all'inizio sembrò strano agli abitanti del luogo fu che la piccola Maria fosse stata data proprio a Tzia Bonaria Urrai, sarta di professione, ma con una missione ben più importante sulla terra, che le aveva procurato il rispetto e il timore dei compaesani. La bambina dal canto suo, abituata ad essere considerata dalla madre solo come un piatto da riempire ogni giorno, non aveva faticato ad ambientarsi con la sua nuova madre d'anima che, nonostante non manifestasse apertamente il suo affetto, la faceva sentire amata ed accudita, dandole la possibilità di studiare andando così contro la sua vera madre, la quale pensava di sfruttare la situazione usando la figlia nei lavori di casa ogni qual volta le fosse servito.
Tzia Bonaria era molto amata dalla sua figlia, poiché le aveva insegnato il valore dell'onestà, e l'aveva fatta "svegliare" aprendole gli occhi sul mondo che le stava attorno, divenendo per la piccola un esempio da imitare in tutto. Ciò che però alla piccola non era ben chiaro, era il motivo per il quale alla donna capitasse di uscire la notte, in silenzio, senza dirle una parola. Dopo aver provato con scarso successo a domandarle cosa facesse, Maria non chiese più spiegazioni e fece finta di nulla per molto tempo.
Maria studiava sodo, e si mostrava anche interessata ad imparare i lavori di sartoria; poi, quando arrivava il periodo giusto, andava volentieri a fare la vendemmia con i Bastíu, sempre assieme all'amico del cuore Andría, che l'amava in silenzio da tutta una vita e veniva preso in giro dal suo fratello maggiore, che minacciava sempre di rivelarle quel suo segreto.
Per uno scherzo del destino, molti anni più tardi, proprio dal suo migliore amico Maria scoprì la verità riguardo a Tzia Bonaria; una verità sconvolgente che le fece crollare tutto quel castello d'illusioni che si era creata attorno alla sua figura di riferimento, portandola ad allontanarsi drasticamente da lei senza dire una parola.
Solo quando si ritroverà faccia a faccia con la sofferenza, letta negli occhi di chi si ritrova imprigionato nel limbo della non vita, Maria capirà che Accabadora non significa solo morte, ma è colei che aiuta le anime a slegarsi dalle catene che le legano oltre tempo alla vita terrena, donando loro la libertà di proseguire il viaggio verso il mondo dei non vivi.

Intriso di note dal sapore ancestrale, "Accabadora" non è un semplice romanzo di fantasia creato per intrattenere il lettore, ma è piuttosto lo specchio di una cultura antica fatta di tradizioni che si tramandano ancora oggi; di leggende alle quali il Sardo crede profondamente, poiché ha visto, e di una devozione sincera nei confronti della madre terra e dei segreti che conserva, in attesa di essere svelati al momento giusto.

Michela Murgia, nata a Cabras nel 1972, scrive questo suo libro senza mai dimenticare da dove viene, fill'e anima anch'essa, dedicandolo ad entrambe le madri. Parla del legame profondo che si instaura tra madre e figlia, mettendo in risalto il fatto che i figli si sentono tali nei riguardi di chi li cresce, con cura e devozione, e che il sangue non è l'unico cordone in grado di unire le due anime, ma è piuttosto la via materiale con la quale esse sono in relazione tra loro.
Nel 2006 ha pubblicato con Isbn "Il mondo deve sapere", il diario tragicomico di un mese di lavoro che ha ispirato il film di Paolo Virzì "Tutta la vita davanti". Per Einaudi ha pubblicato nel 2008 "Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell'isola che non si vede". E nel 2011, sempre per Einaudi, il suo ultimo romanzo "Ave Mary. E la chiesa inventò la donna".

"Fillus de anima. È così che li chiamano i bambini generati due volte, dalla povertà di una donna e dalla sterilità di un'altra"


"La casa del morto non era distante, ma già a centinaia di metri si sentiva il canto cupo dell'attitu. Ogni volta che si levava quel lamento dalla musicalità sguaiata, era come se ai sorenesi venissero cantati i dolori di ogni casa, quelli presenti e quelli andati, perché il lutto di una famiglia risveglia la memoria mai sopita di tutti i singoli pianti passati"


"Quando l'accabadora sollevò il coperchio, dal contenitore si levò un filo di fumo. Nicola Bastíu accolse l'odore acre (...) L'uomo trattenne dentro ai polmoni quel fumo tossico, chiudendo gli occhi stordito per l'ultima volta"


"In una notte come quella delle anime la campana non suonava. Poteva essere un'ora qualsiasi, e non sarebbe cambiato niente. Lungo le vie tutte le porte delle case erano aperte nonostante il freddo, come se ogni famiglia di Soreni fosse fuggita troppo in fretta per ricordarsi di chiudere l'uscio"


"Protezione o colpa. A Soreni erano questi i soli motivi che facevano penare la morte, e Maria non sapeva quale dei due impedisse davvero a Bonaria Urrai di andarsene (...) Tolse tutti i quadretti a soggetto religioso dai muri della camera, recuperò le immaginette dalle pagine dei libri e dal fondo dei cassetti, slacciò dalle maniglie delle porte qualunque nastro verde, stanò dagli angoli ogni pezzo di corno che fosse stato posto a guardia degli spiriti, ma sopratutto portò via la palma benedetta della settimana santa (...) Dopo quella bonifica, attesero"


"Ci sono cose che si sanno e basta, e le prove sono solo conferma"


Claudia Mameli



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Recensione: Accabadora by Claudia Mameli is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.

Il monaco nero di Anton P. Ĉechov




Editore: Barbès
Collana: Classici
Genere: Romanzi e Letterature, Classici stranieri
Anno: 2011
Pagine:104
Prezzo: € 8
Disponibile su: http://www.bol.it/libri/Il-monaco-nero/Anton-Cechov/ea978886294272/?referrer=catitcia110315&utm_source=ciao.it&utm_medium=cpc&utm_campaign=catalogo#altriDati

In preda ad un brutto esaurimento nervoso che non gli dava tregua, il professore di psicologia Andrej Vasil'iĉ Kovrin decise, sotto consiglio di un amico medico, di trascorrere la primavera in campagna. Invitato dalla figlia di questo, venne ospitato dal suo vecchio educatore, Pesockij, che lo aveva sempre considerato come uno di casa. L'uomo, che ora si dedicava alla produzione di frutta nel suo enorme giardino curato da lui personalmente con orgoglio e devozione, sarebbe stato ben felice di vedere il professore, che tanto stimava per i traguardi raggiunti, al fianco della sua Tanja, pensando a quando, una volta venuto lui a mancare, la sua coltivazione sarebbe andata in mani sicure, andando avanti per un lungo futuro.

Pur immerso nella stessa atmosfera di quando era bambino, nonostante le lunghe passeggiate con la giovane, le serate musicali ed i piaceri dell'ozio, Kovrin non si sente ancora bene e, agognando il rientro a casa, passa gran parte del tempo tra i suoi scritti.
Una sera, dopo aver avuto per la testa tutto il giorno una strana leggenda mai sentita prima, passeggiando per il giardino vede passare dinanzi a sé la figura effimera di un monaco vestito di nero, lo stesso della leggenda. Pur essendo in parte sconcertato dalla strana visione, conscio che si tratti di allucinazione e per questo non rivelando la cosa a nessuno, inizia a sentirsi meglio, l'animo risollevato. Nei giorni seguenti lo spirito gli si ripresenterà, spiegandogli che doveva sentirsi fiero di sé e del suo genio racchiuso in una mente che non cercava gloria per i successi avuti, accontentandosi, a differenza dei mediocri, di ciò che riusciva a raggiungere passo dopo passo, senza nulla pretendere; spiegandogli che grazie a tanti altri eletti di Dio come lui, portatori della verità eterna, presto l'intera umanità avrebbe goduto del regno eterno.
Travolto da un'inaspettata felicità, Kovrin si decide a chiedere la mano di Tanja, che sempre lo aveva visto come uomo dalla mente brillante. Dopo sposati vanno a vivere assieme in città, e lui sprigiona euforica armonia da tutti i pori, ma lì la sua giovane moglie ha la conferma ai sospetti che da tempo tormentavano lei e suo padre: mettono alle strette Kovrin, che è costretto a confessare di vivere nelle allucinazioni.
Sottoposto a cure psichiatriche l'uomo smetterà le visioni ma, di pari passo, inizierà ad essere sempre più intollerante, ipocrita ed arrogante con tutti, compresa moglie e suocero che sempre l'hanno considerato come uno di famiglia; nonostante il raggiungimento di una cattedra universitaria, ottenuta grazie ai suoi studi meticolosi, si mostra sempre scontento e malinconico, iniziando a decadere anche nel corpo, che lentamente si ammala sino allo stremo.
Giunto alla sua ultima ora, quando una semplice canzone riesce a riportargli la gioia nell'animo, rivede il monaco che lo rimprovera di non aver creduto che gli sarebbe dovuto bastare il solo sapere di essere una grande mente in mezzo a tante altre, per poter essere veramente felice per sempre.

Scritto con straordinaria capacità interpretativa, "Il monaco nero" descrive in concreto l'ambizione umana, il volere a tutti i costi raggiungere traguardi importanti, attraverso i quali venga riconosciuto in maniera eclatante il merito dell'uomo su essi; il monaco descritto è invece l'umiltà d'animo con la quale si dovrebbe affrontare ogni successo ottenuto, senza vantarsene in maniera eccessiva, ma tenendolo come esempio al fine di migliorarsi.

Questa storia pone l'accento proprio sulla sofferenza interiore che si prova nel cercare il successo a tutti i costi, al punto da non riuscire neanche a goderne nel momento del suo raggiungimento, troppo presi dal pretenderne sempre di più.

Morto per tubercolosi all'età di quarantaquattro anni, Anton P. Ĉechov scrive questo suo racconto nel 1894.

Figlio di un padre-padrone in una famiglia di sei figli, grazie ai suoi primi guadagni l'autore russo riesce a mantenersi negli studi che lo porteranno ad ottenere una laurea in medicina, e a mandare avanti la famiglia, poiché il padre si ritrova in disgrazia, ottemperando a quest'obbligo morale per tutta la vita.
Impegnato nel sociale, conduce varie inchieste, fa costruire tre scuole e organizza raccolte fondi per la profonda crisi nelle regioni del Volga.
Compone innumerevoli racconti, pièce teatrali e numerosi reportage. La sua scrittura è basata sull'essenziale, riassunta in una sua semplice frase: «Se nella vostra storia descrivete un fucile, questo poi deve sparare»

"Senza cercare di spiegarsi lo strano fenomeno, soddisfatto soltanto di essere riuscito a vedere così da vicino e così chiaramente non solo il saio nero, ma anche il volto e gli occhi del monaco, piacevolmente turbato, tornò verso casa"


"Ora gli studiosi dicono che il genio è affine alla follia. Amico mio, sono sani e normali soltanto gli uomini mediocri (...) Le considerazioni sul secolo dai nervi fragili, sull'esaurimento, la degenerazione e cose di questo genere possono preoccupare seriamente soltanto coloro che vedono lo scopo della vita nel presente"


"Perché mi avete curato? (...) Ero impazzito, ero megalomane, ma in compenso ero allegro, attivo, addirittura felice, ero interessante e originale. Adesso sono diventato più ragionevole e posato, ma in compenso sono come tutti gli altri: sono una mediocrità, la vita mi è noiosa"


"All'improvviso al piano inferiore, sotto il balcone, cominciò a suonare un violino e due dolci voci femminili si misero a cantare. Era qualcosa di familiare (...) A Kovrin si mozzò il fiato, e il cuore gli si strinse di commozione, e una meravigliosa, dolce gioia, che aveva dimenticato da tempo, tremò nel suo petto"


Claudia Mameli



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Recensione: IL MONACO NERO di Anton P. Ĉechov by Caudia Mameli is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.

mercoledì 31 agosto 2011

Sogno d'aurora.



Con lo sguardo perso all'orizzonte, Abù  ritrova luoghi conosciuti, cose già fatte e parole già dette. Vede immagini bellissime, di sé e della sua famiglia, dove la vita gli sorride e nulla di male sembra poterlo scalfire. Tutto gli appare così reale e nitido nella memoria, tanto da lasciarlo sospeso tra i due mondi che abitano la sua anima, immobile, affinché quegli attimi possano durare in eterno e non svanire come nebbia alle prime luci del giorno.

Claudia Mameli



Racconto: Sogno d'aurora by Caudia Mameli is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.


mercoledì 10 agosto 2011

Un giorno, domani.



Franco e Livio sono due amici ed ex compagni di scuola, cresciuti in un regime di miseria e discriminazione per le classi povere.
Nonostante le difficoltà alle quali vanno incontro, non si lasciano scoraggiare ma anzi, con caparbietà, lottano per migliorare il loro futuro.
Facendosi forza a vicenda superano ogni ostacolo, lasciando a chi resta un segno tangibile del loro passaggio su questa terra.
 
Claudia Mameli



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giovedì 7 luglio 2011

Il volo del Chihuahua.


 
Nel trambusto di un'insolita domenica mattina, il piccolo chihuahua che abita con i suoi padroni in un appartamento, al quinto piano di un palazzo nel centro città, si ritrova ad affrontare una solitaria giornata, chiuso nel balcone della cucina.
Nell'attesa che i suoi padroni tornino a fargli compagnia, s'inventa giochi e ripetuti sonnellini.
E proprio quando meno se lo aspetta, un suono familiare lo spinge a lanciarsi felice tra braccia immaginarie.
 
Claudia Mameli


Racconto: Il volo del Chihuahua. by Caudia Mameli is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.